Marcela Cernadas, Kitchen, progetto a cura di Manon Comerio

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Manon Comerio è lieta di presentare KITCHEN, la nuova opera di Marcela Cernadas concepita per gli spazi della Smeg Store in Via della Moscova. L’originale progetto milanese è organizzato da Manon Comerio Art Projects e AROMI in collaborazione con la Galleria Michela Rizzo. 

KITCHEN è il titolo che l’artista ha dato al suo “long-term project” che comprende fotografie, testi poetici, installazioni ambientali, oggetti e performance. Le figure centrali del progetto sono l’analisi della natura morta come forma di rappresentazione, del banchetto come forma d’arte conviviale e dell’ambiente dove queste figure “accadono”. Tratto riconoscibile nelle opere di Cernadas, è la sintesi formale che di volta in volta ci sorprende per la sua forza simbolica in grado di declinare sia verso la sobrietà dei monocromi sia verso la sontuosità  dei colori. Una tensione dialettica e pulsante che non esclude a priori le materie come nel caso delle sue impronte impalpabili sulla carta, sui tessuti o sul cristallo e che per la prima volta si confronta con la ceramica scelta per questo singolare progetto.

In un testo di Marcela Cernadas si legge:

Studio da più di un decennio il cibo e la sua manipolazione; il banchetto e i suoi rapporti con il lusso; il nutrimento e il suo indissolubile vincolo con l’essenzialità, la ritualità e la vitalità. Molte delle mie opere si sonno addentrate nel fragile equilibrio della natura morta e molte di loro sono state ideate nelle cucine. In quello spazio di confine tra il quotidiano e la creatività. Il progetto Kitchen non è altro che uno specchio di quella zona di confine che durante cento giorni consecutivi ha restituito la figura della cucina del mio proprio studio e delle cucine che ho abitato durante i viaggi. Una forma di espressione immediata e conviviale che mi spinge ancora una volta a interrogarmi sul significato del cibo e il senso delle sue rappresentazioni estetiche e sociali. 

E nelle intenzioni poetiche per il progetto milanese approffondisce:

In termini formali nell’installazione ambientale - un fregio composto da settanta fotografie stampate su ceramica - raccolgo una serie di elementi ricorrenti nelle mie opere come la conchiglia e il melograno. Questo fregio ricorda la forma di un polittico che riamanda per definizione alla sacralità, un’aspetto fondamentale del mio lavoro, resa evidente in varie occasioni soprattutto nella serie di  trittici sulla carne. In termini simbolici ho dato all’opera il titolo di “cucina” pensando a questo luogo come dimora del quotidiano e come dimora del divino per citare Eraclico - che in procinto di ricevere ospiti inattesi e alle prese con la preparazione di cibi nella sua cucina manifestó - : “Entrate. Non abbiate paura. Anche qui vi sono dei”.

Insieme al fregio, realizzato in collaborazione con l’azienda MORELATO e il MAAM (Museo delle Arti Applicate del Mobile) saranno esposti uno statement inedito dell’artista e una serie limitata di piatti in porcellana dall’omonimo titolo.