L’importanza della storia: Leon Ferrari

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L’importanza della Storia
León Ferrari

 

Avevano da pochi giorni diramato la notizia che León Ferrari si era aggiudicato il Leone d’oro della 52esima edizione della Biennale di Venezia. Mi trovavo in galleria, nella sede di Calle degli Albanesi, quando entrarono due giovani ragazze, le nipoti, a chiedermi se mi interessava disporre di alcuni disegni di Ferrari.

La galleria era aperta da poco e lo spazio molto piccolo, per cui chiesi perplessa: León Ferrari, il Leone d’oro?

Fu così che cominciò il mio rapporto, attivo ancora oggi, con la famiglia Ferrari. Da lì a un anno, ospitammo una grande mostra dell’artista argentino, a cura di Irma Arestizábal, nella nuova bellissima sede di Palazzo Palumbo Fossati, dove ci eravamo nel frattempo trasferiti.
León venne a Venezia con la moglie Alicia e con le nipoti Paloma e Julieta. Furono giorni allegri e felici, di cui conservo un bellissimo ricordo.


In galleria durante l’inaugurazione della mostra (Palazzo Palumbo Fossati, 2008)

 

Ferrari è un artista la cui biografia ha coinciso, ed è stata fortemente segnata, dagli avvenimenti della storia.
Impegnato in un’arte di protesta fin dagli esordi – è infatti del 1965 la sua opera forse più famosa, La Civilización Cristiana y occidentale, attacco all’imperialismo e denuncia delle atrocità della guerra in Vietnam – ha sempre sentito come necessità primaria la militanza politica.
E per questo la sua carriera è stata sempre contrassegnata da forti reazioni.


La Civilizacion Cristiana y occidentale, 1965

 

Attraverso la sua pratica artistica, León attacca l’abuso di potere, la sottrazione delle libertà e le aberrazioni della società occidentale e capitalista. La sua denuncia arriva a coinvolgere la Chiesa Cattolica, cosa che non gli sarà facilmente perdonata.
Nel 2004, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio, oggi Papa Francesco, reagisce violentemente all’apertura della mostra personale di Ferrari al Centro Cultural della Recoleta a Buenos Aires. La mostra giudicata da Bergoglio blasfema, era di fatto fortemente anticlericale e irriverente.
D’altra parte, indipendentemente dal Credo di ognuno, non si possono dimenticare le responsabilità della Chiesa durante i regimi dittatoriali, e non solo per quel che riguarda il caso argentino. Non le dimenticherà certamente Ferrari, che accuserà l’iconografia religiosa di aver inventato e sdoganato la tortura. A fianco di amene immagini di angeli e santi, nella nostra pittura rinascimentale, si accostano altrettante scene aberranti dell’inferno e di castighi divini, che León considera appunto esempi di tortura.
La mostra provocherà in tutta l’Argentina forti reazioni, la gente comune partecipa al dibattito e si divide tra chi lo appoggia e chi lo condanna. Verrà chiusa in anticipo e alcune opere verranno danneggiate in seguito ad azioni vandaliche ad opera dei suoi detrattori. Ma Ferrari intenterà una causa, la vincerà, e devolverà i diecimila dollari di rimborso all’Arcigay.

Le opere di León che andranno a illustrare Nunca Más e i lavori raccolti in Nosotros no sabíamos (articoli pubblicati nel ’76 che riuscirono a scampare la censura e che danno un’idea del clima di terrore in cui viveva la popolazione) restano fondamentali testimonianze della ferocia degli avvenimenti legati alla dittatura dei militari.

 


Senza titolo (dalla serie: Nunca Más)

 

Trent’anni prima Ferrari, nel ’76, sarà costretto con la famiglia all’esilio in Brasile.
Suo figlio Ariel deciderà, invece, di restare a Buenos Aires e il suo nome andrà ad allungare la lista delle persone scomparse: i desaparecidos.
Sono pagina di storia durissime e tristissime.
A quel periodo trascorso a San Paolo risalgono le Eliografie, planimetrie di grandi dimensioni che raffigurano camere da letto, uffici, bagni, sale da pranzo gremite di migliaia di piccoli individui, oppure autostrade e labirinti che ti riportano da dove sei partito.
Metafora delle grandi metropoli contemporanee dove il caos regna sovrano e che l’artista definisce Locura urbana.


Espiral (dalla serie: Heliografías),1983-2003

 

Tutto questo non impedisce a León di coltivare nella sua pratica artistica anche un aspetto più leggero e giocoso e di indagare attraverso le sue scritture illeggibili lavalenza estetica del linguaggio.

In particolare di una leggerezza e freschezza incredibile è la banda musicale in poliuretano espanso che realizza negli ultimi anni della sua vita. Sono sculture colorate, in scala 1:1, che rappresentano dei musicisti, ognuno con il proprio strumento, e alcune signore ingioiellate che fanno da spettatrici.

            
Los músicos (I musici), 2007

 

Abbiamo così terminato il capitolo dedicato all’importanza della Storia.

 

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