#LARTERESISTE: Paesaggi Contemporanei

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#LARTERESISTE

Paesaggi Contemporanei

Sotto il cappello di Paesaggi Contemporanei, abbiamo pensato di raggruppare quegli artisti che provano a restituirci, attraverso la pratica artistica, la loro personale interpretazione e visione della realtà che ci circonda.
Una realtà sottoposta a continui cambiamenti e profonde trasformazioni.
mutamenti sociali che condizionano la nostra quotidianità, il rapporto dell’uomo con l’ambiente e il territorio, le complessità e le contraddizioni della globalizzazione e tutto quell’insieme di problematiche con cui l’uomo di oggi è obbligato a confrontarsi sono il principale terreno di indagine di Antoni Muntadas, indiscusso punto di riferimento per molti artisti delle generazioni successive, di Francesco JodiceAndrea Mastrovito e dei più giovani Alessandro Sambini e  Ryts Monet.

Con Media Landscape, termine da lui coniato, Muntadas intende descrivere l’inedito paesaggio mediatico, che si stava affacciando prepotentemente sulla scena della società, negli anni ’70.
È tra i primi infatti a comprendere la portata e l’influenza nella vita quotidiana di tutti noi, delle dinamiche relative ai mass media, ai sistemi di comunicazione e ai messaggi pubblicitari.
Unanimemente considerato dai critici artista pioniere e antesignano, non solo utilizza e sperimenta fin dagli anni ‘70 le (allora) nuove tecnologie – come la  videoarte, la rete, internet e le installazioni multimediali – ma individua anche nuove tematiche e territori di indagine.
Sarà lungimirante anche la richiesta, chiara e inequivocabile – al punto da farne un lavoro -, che lo spettatore, davanti all’opera si ponga come soggettività critica e che attivi un meccanismo di attenzione / approfondimento / comprensione, senza più limitarsi alla mera percezione emozionale o sensoriale.


Antoni Muntadas, Attenzione: la percezione richiede impegno, entrata del Padiglione Spagna, 51. Biennale

What We Want è il titolo del grande Atlante fotografico di Francesco Jodice.
Più di 150 sono le metropoli e i luoghi visitati dall’artista per comporre questo enorme racconto in immagini iniziato nel 1995 e che non si può dire sia ancora terminato.
Questo è il progetto attraverso cui l’artista meglio indaga il mezzo fotografico e le sue peculiarità, a differenza di altri situazioni in cui privilegerà media differenti.
Lontanissimo dall’intendere l’uso della fotografia ai fini di un reportage, le opere di What We Want ci raccontano il rapporto dell’uomo con il territorio, non solo attraverso la denuncia, spesso indiretta, di interventi distruttivi, ma anche di come l’uomo abbia assunto l’abitudine di far uso a propria discrezione dei luoghi con i quali interagisce e di modificarli in base ai propri desideri.


Francesco Jodice, What We Want, Phi Phi Ley, R18, 2003

Gli immigrati e le loro problematiche, quali la xenofobia, la discriminazione e la paura del diverso sono alla base della mastodontica operazione che Andrea Mastrovito mette in atto con NYsferatu: nella rivisitazione del capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922, seppur estremamente fedele nello svolgimento, l’artista provocherà un primo profondo stravolgimento ambientando la storia tra la Siria e New York.
Il film d’animazione, composto da 35.000 tavole disegnate a mano da un gruppo di 12 artisti – 3 anni sono stati necessari per vedere la luce di questa colossale opera – ci racconta le nostre inquietudini, i nostri timori e la convivenza in ognuno di noi di luci e ombre. I personaggi di Murnau, il Conte Orlok e Thomas Hutter, nella rilettura di Mastrovito non sono personalità facilmente catalogabili come le figure del film originale, e in loro il bene e il male coabitano; ma non solo, anche la stessa NY sarà allo stesso tempo città vampira e vampirizzata.


Andrea Mastrovito, NYsferatu – Symphony of a Century 

Alessandro Sambini e Ryts Monet fanno parte di una nuova generazione di artisti e,malgrado si siano solo da pochi anni affacciati sulla scena artistica contemporanea, hanno già sviluppato una personale metodologia di ricerca.
Più prettamente interessato al confronto con i nuovi linguaggi e le nuove tecnologie è il percorso di Sambini, che si confronta con le ricerche più avanzate nel campo della robotica e della realtà virtuale, mentre Monet pone un’attenzione maggiore ai materiali d’archivio, alla raccolta di vecchi elementi che trova magari nei mercatini e all’uso di tecnologia oramai obsolete (ma non solo ovviamente) quali, ad esempio, la tecnica della cianotipia.


Alessandro Sambini, Replay! – Second episode, all together!

Ryts Monet, Palm oil (Still life), installation view

Entrambi entrano a pieno titolo nell’ambito dei Paesaggi Contemporanei per i temi trattati, ma andremo a conoscere tutti loro singolarmente in occasione dei prossimi appuntamenti!