#LARTERESISTE: I Visionari

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#LARTERESISTE

I Visionari

È meglio avere abbastanza idee in modo che alcune siano sbagliate, che aver sempre ragione senza alcuna idea. (Edward De Bono)

Oggi ho il piacere di presentare il lavoro di alcuni artisti che per me sono stati particolarmente significativi. Lavorare con loro e aver avuto il privilegio di conoscerli è stato molto importante, ho ricevuto un insegnamento su come approcciare la vita e ne ho ricavato indicazioni preziose su come intendere il mestiere di gallerista. Naturalmente sono mie impressioni e queste righe sono il frutto di come io ho vissuto l’esperienza con loro.

Vito Acconci – Brian Eno – Lucio Pozzi

Ognuno rimarrà nel ricordo; ma ognuno fu grande secondo quello che sperò. Uno fu grande sperando il possibile, un altro sperando l’eterno; ma chi sperò l’impossibile fu il più grande di tutti. (Soren Kierkegaard)

Tre personalità, tre modi di vedere che hanno profondamente influito sulla mia storia personale e se la fama internazionale non corrisponde a tutti nello stesso modo, non credo sia poi così importante.
Il tempo metterà a posto le cose e, in ogni caso, resterà sempre innegabile il fatto che ognuno di  loro abbia portato avanti ciò in cui ha intensamente creduto.  Una delle cose che appartiene, secondo il mio parere, a tutti e tre è una decisa e conclamata avversione per la noia.
La perdita di interesse per ciò che stavano facendo, indipendentemente dal successo conseguito, li ha sempre spinti verso nuovi territori da esplorare. E probabilmente è per diretta conseguenza di questo che la loro personalità e il loro percorso racchiudono tante cose insieme, al punto da disorientare il pubblico che li segue o che li ha seguiti.

Non credo che l’arte sia un posto dove competere e dove stilare una classifica ma quando si parla di Vito Acconci mi viene da pensare che sia stato il più grande, il più grande di tutti. Sicuramente è il più estremo e il più folle degli artisti con cui ho lavorato e ha lasciato in tutti noi un segno indelebile. Nel 2014 in un’intervista tenutasi al San Francisco Museum Acconci dice: What I really want is a revolution.
Aveva 74 anni.
Poeta e scrittore sul finire degli anni ‘60, l’interesse di Acconci si è sviluppato inizialmente attorno alla pagina bianca, considerata alla stregua di un vero spazio fisico e alla parola intesa come corpo, forma e movimento.
Sará proprio l’interesse verso il movimento a fargli abbandonare il foglio bianco in favore del suo stesso corpo. Siamo negli anni ‘70 e le performance in cui Vito portava il suo fisico allo stress massimo lo faranno venerare come maggiore esponente della Body Art. Ma non durerà molto questo periodo. Forse giusto tre anni.
La volontà di uscire dall’auto isolamento prodotto da questi esperimenti sul proprio corpo porterà Acconci a cercare nuovi linguaggi, passerà quindi alle opere installative e a metà degli anni Ottanta all’architettura, la forma d’arte più vicina alle persone e attraverso la quale poteva influire e cambiare la vita della gente. 

Vito Acconci con Matthew Attard, Palazzo Papafava – Venezia, 2013

Nel giugno dello scorso anno Brian Eno è stato insignito a Zurigo della Stephen Hawking Medal for Science Communication, prestigioso premio conferito dallo Starmus Festival a coloro che contribuiscono attraverso la loro arte a diffondere presso il grande pubblico il messaggio scientifico.
Nello stesso momento Marc Buie, un astronomo del Southwest Research Institute, insieme all’International Astronomical Union e al Minor Planet Centre, ha battezzato un asteroide di recente scoperta, originariamente chiamato ‘81948 (2000 OM69)’, con il nome dell’artista per intero: Brian Peter George St. Jean le Baptiste de la Salle Eno.
Credo che già questo possa aiutare a comprendere la potenza trasversale dell’arte di Brian Eno. ‘Futurologo’, ‘Uomo del Rinascimento’, ‘Futurista inquieto’: innumerevoli sono gli appellativi con cui si è tentato di definirlo; così come il suo straordinario percorso eclettico che coinvolge diverse discipline artistiche è difficilmente catalogabile.
La ricerca di Eno non si è sviluppata ‘solo’ intorno alla musica e al sound, ma anche alla luce, al colore e al movimento. Il termine Ambience ha assunto grazie a lui nuovi straordinari significati e il senso di questa parola non è più stato lo stesso dopo il suo passaggio. Artista multidisciplinare tra i più influenti del nostro tempo, ecco come si è definito lui stesso: artista, non musicista, improvvisatore, inventore, scrittore e drifting clarifier (classificatore alla deriva).

Brian Eno e i suoi Lightbox

I Prossimi 475 Anni della Mia Arte e della Mia Vita è la conferenza che Lucio Pozzi ha tenuto innumerevoli volte in inglese, francese, italiano, in musei, scuole, fondazioni e gallerie, in ogni parte del mondo. Non è un caso che questa lecture abbia avuto una vita così longeva e prolifica, dato che racchiude tutta la portata rivoluzionaria della personale concezione dell’arte elaborata dall’artista.
Acerrimo nemico dello stile, forte oppositore dell’arte che diviene maniera, Lucio ha sempre perseguito per sé e per gli artisti il diritto di sentirsi liberi di indagare un qualsivoglia genere contemporaneamente, ossia, come ha detto bene Antony Hudeck al MocaMaas di Maastricht: Lucio Pozzi elude sistematicamente le classificazioni stilistiche. Egli attraversa qualsiasi definizione accettata o accettabile di genere e strumento o materiale. La sua pratica è deterritorializzata all’estremo.

Lucio Pozzi, ritratto

Ma, come sempre, andiamo a conoscerli più da vicino nelle prossime puntate!