#LARTERESISTE: Ryts Monet

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#LARTERESISTE

Paesaggi Contemporanei
Ryts Monet

Affiora, in alcuni aspetti della personalità di Ryts Monet, un tratto mitteleuropeo che lo contraddistingue. Forse grazie alle sue radici in parte friulane, o perché di base a Vienna o per le numerose residenze di artista che ha svolto nei paesi dell’Europa centrale, o per tutte queste cose insieme, Ryts ci restituisce un po’ di quello stato d’animo ibrido e malinconico contaminato dall’intreccio di differenti culture e una sensibilità orientata verso ciò che è periferico e marginale.

Grazie a uno sguardo trasversale Ryts Monet riesce a mettere in connessione diversi momenti storici e culture, intrecciando un passato lontanissimo con un presente in fieri che tenta di proiettare in un futuro incerto.
L’attenzione dell’artista è rivolta al rapporto dell’umanità con il vasto panorama della produzione di immagini, con i simboli del potere e con le dinamiche messe in atto da una società consumista e capitalista.      
Aspetti questi ultimi che cogliamo in un’opera effimera, We are all snow under the sun, un lavoro grafico che Ryts ha realizzato in occasione della mostra “Current Signs”, presentata nello spazio viennese di Das Weisse Hans e che poi ha aperto la mostra “La Caduta degli Dei” in galleria alla giudecca nel 2019. L’opera consiste in un poster, accessibile al visitatore, la cui frase si va dissolvendo, foglio dopo foglio, grazie all’aggiunta dell’ 1% di inchiostro nero per ogni stampa.
Il riferimento è alla famosa frase di Marx: Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria – che troviamo nel Manifesto del Partito Comunista – per cui una visione del mondo ormai obsoleta si trova sopraffatta da nuove modalità, che nulla hanno a che vedere con antiche credenze. Partendo dalla fragilità del vecchio ordine sociale teorizzata da Marx, Ryts allarga il campo all’inconsistenza e alla brevità del nostro essere al mondo.

 


Ryts Monet, We are all snow under the sun, stampa su carta

 

I sogni di grandezza dell’uomo e la sua capacità di reinventarsi si scontrano con sistemi franati e crolli imminenti e annunciati. Distruzioni, rovine, restauri, recuperi sono temi ricorrenti nel lavoro di Ryts Monet.
Gli antichi obelischi, simboli del potere nella civiltà egizia, in seguito ripresi ampiamente dall’impero romano e sparsi un po’ ovunque nelle nostre metropoli europee, le architetture classiche rintracciabili sulle banconote, segni di potere e di grandezza millenaria, i monumenti eretti per celebrare il culto della personalità nei sistemi comunisti sono elementi chiave della ricerca dell’artista friulano.
Quasi tutti i miei lavori nascono dalla rielaborazione e dalla trasformazione di materiale già esistente, sia che si tratti di elementi digitali che di oggetti tangibili con un attenzione maggiore a simboli del passato e a come questi interferiscano con il nostro presente. Ciò che accomuna tutti i lavori è un equilibrio tra simboli sacri e pagani, luce e macerie.

Ne è un esempio l’opera 30 x 30 x 30, presentata nel nostro stand a MiArt 2016, che consiste in un assemblaggio di cartoline di piazze con obelischi in diverse parti del mondo che l’artista ha recuperato negli anni, ha tagliato a metà e poi ricomposto. La figura dell’obelisco varia solo in pochi dettagli mentre l’ambiente circostante cambia in ogni frammento.

 


Ryts Monet, 30x30x30, installazione di 30 immagini ognuna presentata in una cornice 30 x 30 cm, particolare

 

Sempre della stessa famiglia è Taking the Shadow of an Obelisk and letting it dissolve into the Sea, una cianotipia lunga 7 m e larga 1,50 m che riporta l’ombra dell’obelisco di Villa Opicina a Trieste.
L’opera è il risultato dell’esposizione alla luce della superficie fotosensibile della carta, posizionata nel cono d’ombra dell’obelisco, durante il picco di altezza massima del sole.
Il processo di impressione dell’ombra sulla carta e il successivo lavaggio e fissaggio della cianotipia nel mare Adriatico, sempre ad opera dell’artista, sono testimoniati da un video.

 


Ryts Monet,Taking the Shadow of an Obelisk and letting it dissolve into the Sea, cianotipia

 

Tra le personali recenti citiamo Schuld, mostra conclusiva della residenza “Present_Continuous”, promossa da ARTECO, realizzata a partire da un fondo di incisioni appartenenti alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Nella mostra, ospitata a Palazzo Frichignono, Ryts analizza l’impiego della classicità da parte dell’economia capitalista e del potere occidentale per la costruzione dell’identità europea.
L’opera principale consiste in un dittico che mette a raffronto una selezione di fotoincisioni raffiguranti rovine archeologiche di paesi del Mediterraneo, affiancate da banconote internazionali che riprendono le stesse immagini e una grande cianotipia con uno still dal film Il Pianeta delle Scimmie, dove due figure fuggono mano nella mano, con alle spalle il frontone neoclassico del palazzo di Wall Street rovinosamente crollato.

 


Ryts Monet, Shuld, installation view

 

Sulla stessa linea è Der Euro des Kaukasus (The Euro of the Caucasus), opera realizzata durante la residenza in Arzebaijan, promossa dalla Fondazione Pistoletto, Città dell’Arte di Biella.
Si tratta di un video in due canali, il primo girato a Vienna nella banca centrale austriaca, con un’intervista fuori campo a Robert Kalina, disegnatore delle banconote dell’euro. Il secondo video è girato tra Ungheria, Bulgaria, Georgia, e Azerbaijan e filma monumenti e architetture in disuso di epoca sovietica. Ryts Monet mette a confronto simboli del potere comunista con le architetture raffigurate sugli Euro, ideali e inesistenti, ma che potrebbero trovarsi in ognuno dei paesi dell’Unione Europea.
La forte identità espressa da un ex regime dittatoriale è messa qui in relazione col complesso tentativo, tuttora in corso, di costruire attraverso simboli e immagini, una peculiare identità europea, che sia rispettosa della natura democratica e delle caratteristiche di ciascun paese, ma in grado di esprimere un forte senso di appartenenza e di condivisione.

 


Ryts Monet, Der Euro des Kaukasus, 2019, video proiezione e audio, 11’30”

 

Il lavoro di Ryts Monet è stato esposto in numerose collettive presso musei e fondazioni internazionali tra i quali ricordiamo Yarat Contemporary Art space, Baku, Arzebaijan (2019);  Kunsthaus Dresden, Dresda (2019); Q21 Museumquartier Vienna (2019); 7th Nakanojo Biennale, Giappone (2019); 6. Moscow International Biennale for young art, Mosca (2018); Kunsthaus Graz (2016); Stedeijk Museum Bureau Amsterdam (2015); PAN, Palazzo delle Arti di Napoli (2013).