#LARTERESISTE: Andrea Mastrovito

il

#LARTERESISTE

Paesaggi Contemporanei
Andrea Mastrovito

Il 4 aprile avremmo dovuto inaugurare la mostra “La diseducazione al Reale” a cura di Alberto Fiz. Sarebbe stata la prima personale in galleria di Andrea Mastrovito, artista tra i più interessanti della sua generazione.
Aspettavamo con impazienza questo momento perché il lavoro di Andrea ci ha suscitato molte curiosità e interessanti sollecitazioni.

Molto legato alla tecnica del disegno da cui tutto parte, Mastrovito si relaziona innanzitutto con lo spazio che ospita l’intervento artistico, andando ad approfondire ogni volta le peculiarità legate alla natura e alla storia del luogo. Artista figurativo, nei suoi lavori il più delle volte monumentali, si dipana una narrazione, dove uomo e natura sono spesso protagonisti e in lotta tra loro. Mastrovito fa un uso frequente di simboli e di metafore e le stesse figure umane hanno sovente dei solidi geometrici al posto della testa: “rimandano sia a Platone e al suo tentativo di ordinare il mondo, che a Dürer e al suo celeberrimo solido della Melancolia, financo a Goya e ai copricapo dei suoi asini colpevoli d’ignoranza”.

L’ universo interiore dell’uomo e la sua controversa relazione col mondo e con la realtà sono le tematiche attorno a cui si sviluppa la ricerca dell’artista bergamasco, che spesso finisce col trovare un equilibrio proprio grazie alle dicotomie: ambiguità, luci e ombre, pulsioni contrapposte, vita e morte, sacro e profano.
“Non ho mai frequentato solo il sistema dell’arte. Il mio interesse maggiore è nei confronti dell’uomo e del suo posto all’interno dell’ordine naturale delle cose. Le mie riflessioni sono più metaforiche rispetto alle discussioni sociali, politiche o ecologiche. Penso che un artista debba prima rivolgersi all’uomo e al suo mondo interiore, e solo in seguito ai suoi sistemi e alle sue sovrastrutture”.

 

Andrea Mastrovito, Dura lex, 2019, intarsio ligneo

 

Il 2019 è stato un anno importante, che lo ha visto in azione su diversi fronti.

Nell’aprile dello scorso anno, ha realizzato un’opera monumentale e site-specific per Assab One, un’ ex stamperia, in via Padova (Milano), recuperata e trasformata in un centro per l’arte contemporanea.
Per questa occasione Andrea si è cimentato in una sorta di enorme restauro di una consistente porzione di pavimento, usurata dal tempo e rovinata dall’originaria presenza dei macchinari.
Il pavimento è stato ricomposto da un puzzle ottenuto con l’incastro di copertine verdi – per uniformarsi al colore del linoleum esistente – tratte da circa 5.000 libri recuperati grazie all’aiuto degli amici e degli abitanti del quartiere e di open call organizzate tramite social e stampa. Un’opera partecipativa che ha tenuto presente la storia di questa particolare zona di Milano, connotata da contaminazioni culturali e flussi migratori.

 

Andrea Mastrovito, Babel, 2019, Assab One, installation view

 

A metà giugno ha aperto a Roma negli spazi della Gnam, Very bad things, un altro lavoro site-specific realizzato nell’ambito del ciclo “Connection Gallery”.
Intervenendo sulle grandi vetrate della Galleria Nazionale con composizioni di righelli colorati, disegnati a graffite, Mastrovito ha affrontato il complesso rapporto delle donne con il potere e le problematiche legate alle molestie sessuali e alle violenze da esse subite. Lo ha fatto attraverso un’indagine trasversale, un viaggio nel tempo e nello spazio. È così che l’episodio biblico di Susanna e i Vecchioni si incrocia con la vicenda attuale accaduta alla modella Ambra Battilana Gutierrez, una delle principali protagoniste del movimento #MeToo, e con il racconto mitico di Apollo e Dafne.

 

Ambra Battilana Gutierrez alla mostra “Very bad things”, GNAM

 

In settembre si è aperta in concomitanza con la 15esima Biennale di Lyon la grande personale Le Monde est une invention sans futur alla Fondazione Bullukian.
Quattro piani della fondazione sono stati interamente dedicati all’artista il cui lavoro, anche in questa occasione, era strettamente legato al contesto.
Fonte d’ispirazione sono stati i Fratelli Lumière, nativi di Lyon, e il titolo della mostra riprende una citazione attribuita al padre degli inventori del cinema.
Un’imponente intervento a intarsio su pavimento che riprende sette scene tratte dai loro film è una delle quattro grandi installazioni da cui era composta la mostra, che ha chiuso a fine gennaio con un bilancio di oltre 10.000 visitatori.

 

Andrea Mastrovito, “Le Monde est un invention sans futur”, Fondazione Bullukian, installation view

 

Sempre in questo luminoso 2019 Mastrovito si è aggiudicato la sesta edizione dell’Italian Council, il bando del Mibact che sostiene l’arte contemporanea italiana nel mondo.
Promosso da casa Testori e in collaborazione con il Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni, il progetto, sovvenzionato dal ministero dei beni culturali, prevede la realizzazione di un secondo film – il primo è “NYsferatu” di cui abbiamo parlato nel capitolo introduttivo – dal titolo “Non sono leggenda”, anche in questo caso un rifacimento animato di un capolavoro del cinema: “La notte dei morti viventi” (“Night of the Living Dead”) di George Andrew Romero.