L’atmosfera, il tono di quest’ultimo
video, come di altri di Mariateresa Sartori, ha qualcosa di analitico
che di primo acchito può disorientare.
Il video è scandito in modo lineare e coerente come se si trattasse della
messa insieme di materiali a carattere documentativo. Non vi è alcuna
particolare indulgenza nell’ uso del mezzo, nel senso che è non
vi si trovano manierismi, tecnicismi, né una autoriflessione sulla natura
del mezzo stesso. Il video è appunto un mezzo e, come tale, tende a ‘scomparire’ nell’utilizzo
che ne fa l’autrice. È uno strumento efficace, serve allo scopo,
in modo funzionale. E lo scopo è dar forma e comunicazione, la meno retorica
possibile, a ciò che viene osservato nel ‘campo della vita’ […].
Il video
diventa così una sonda che osserva dall’‘interno’ una
situazione emozionale e la documenta. […] Il primo passo forse è stato
proprio questo: osservare in maniera ‘spersonalizzata’ quel che vi è di
personale, assumendo una distanza, quella permessa dallo strumento, negli ultimi
anni soprattutto la videocamera, come se lo strumento permettesse di detergere
lo sguardo dalla opacità del coinvolgimento soggettivo. L’esito
di questa presa di distanza non è in alcun modo da confondere con la freddezza
o con l’indifferenza. Lo sguardo analitico credo tocchi piuttosto il piano
della pietas, che non è da intendere come il ‘risvolto’ positivo
di contro al dissezionamento, così frequentato artisticamente, della sfera
affettiva e del contatto intrapersonale. […]
Riccardo Caldura
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