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silvvano rubino    
     
2.277 battute per dire ciò che ho sentito dentro

di Camilla Seibezzi

Presentazione per la mostra "In scala perfetta" di Silvano Rubino
a cura di Camilla Seibezzi
testi critici di Milovan Farronato e Camilla Seibezzi
Galleria Michela Rizzo - Venezia, maggio-luglio 2006


In scala perfetta declina lo spazio a misura di persona. Così come la vite insegue la guida così il primo passo che si avanza nella galleria in Calle degli Albanesi ci conduce in una spirale di conoscenza, cerchi concentrici di uno scavo interiore. Il modello in scala 1:20 della galleria posa, al centro della stanza, la propria base su di un piedistallo in ferro di 1,60 m. d’altezza. La linea dell’orizzonte apparente e quella dell’orizzonte reale per un attimo coincidono. Le pareti esterne del modello sono di specchio e rimandano l’immagine dello spazio circostante e così è per la parete di fondo interna che restituisce invece allo sguardo del visitatore l’immagine del proprio aspetto. Ed è sull’equilibrio leggero e precario tra quel che vediamo e quel che siamo che quest’elegante lavoro ci invita a riflettere.
La radice comune è il dato reale della forma ma la desinenza cambia a seconda dell’identità del soggetto che ne fa esperienza. Accompagnati da una voce che induce a trascendere la coscienza del dato percepito imbocchiamo la strada per raggiungere la seconda tappa della mostra.
Trasferimento, dentro, fuori, spazio, appendice, contenimento, diverso, uguale, passaggio, scala, attraverso, movimento – sono le parole udite in precedenza che reincontriamo nel video al primo piano. Dodici persone si succedono in un comune gesto narrativo e ciònonostante ognuna mantiene intatto il proprio profilo personale. Cinque minuti di memoria collettiva che lasciano ad ognuno uno spazio di libertà di espressione. Con tale certezza lasciamo l’ingresso e ruotando lo sguardo di novanta gradi ci confrontiamo con un enorme parete di cartongesso. Lo spazio di Calle degli Albanesi questa volta abita la casa della gallerista in scala reale. Una ricostruzione fedele, tangibile, visitabile. Una fila di montanti a soli 40 cm l’uno dall’altro testimoniano che laddove la struttura è solida il cambiamento è possibile. Dentro e fuori lo spazio, senza più paura di varcare la soglia. Un numero finito di immagini suggerisce un numero infinito di suggestioni.
La terra è rotonda eppure se la si percorresse tutta non si avrebbe la sensazione di essere tornati al punto di partenza. Ad ogni linea di confine la fine e l’inizio coincidono e la tensione si fa respiro.
Rubino lo sa.

Venezia, maggio 2006


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