In scala perfetta declina lo spazio a misura di persona.
Così come la vite insegue la guida così il primo passo
che si avanza nella galleria in Calle degli Albanesi ci conduce in
una spirale di conoscenza, cerchi concentrici di uno scavo interiore.
Il modello in scala 1:20 della galleria posa, al centro della stanza,
la propria base su di un piedistallo in ferro di 1,60 m. d’altezza.
La linea dell’orizzonte apparente e quella dell’orizzonte
reale per un attimo coincidono. […]
Trasferimento, dentro, fuori, spazio, appendice, contenimento, diverso,
uguale, passaggio, scala, attraverso, movimento – sono le parole
udite in precedenza che reincontriamo nel video al primo piano. […]
Con tale certezza lasciamo l’ingresso e ruotando
lo sguardo di novanta gradi ci confrontiamo con un enorme parete
di cartongesso. Lo spazio di Calle degli Albanesi questa volta abita
la casa della gallerista in scala reale. […]
La terra è rotonda eppure se la si percorresse tutta non si
avrebbe la sensazione di essere tornati al punto di partenza. Ad
ogni linea di confine la fine e l’inizio coincidono e la tensione
si fa respiro.
Rubino lo sa.
Camilla Seibezzi
Venezia, maggio 2006
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Il titolo della mostra, In Scala Perfetta, sintesi e premessa
di un intervento che include installazione ambientale, videoproiezione,
scultura e accompagnamento
sonoro, è il primo dichiarato indizio che l’artista ci concede,
l’iniziale chiave di lettura offerta per decifrare una serie intricata
di immagini speculari disseminate lungo il percorso espositivo. L’oggetto
di rappresentazione è la galleria stessa che Silvano Rubino tautologicamente
replica una prima volta in scala 1:20 e una seconda volta in scala 1:1.
[…]
L’opera diviene una sorta di catalizzatore che genera processi
di relazione. Il luogo dell’arte impersona se stesso, truccato come un
attore protagonista che interpreta il suo ruolo ponendo una serie aperta di domande,
le stesse che si pongono l’artista e il suo pubblico: in quale ambiente
viviamo? Qual è il confine tra ricordo e immagine? Che rapporto c’è tra
la trasformazione del ricordo e il mutare proprio delle cose nel tempo? Tra l’originale
e la sua copia, tra la realtà e la sua rappresentazione?
Milovan Farronato
Milano, maggio 2006
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