[…] La mostra intitolata Two
Fruits of Passion and the Five Violinists consiste di due sculture
in alluminio e di una scultura in bronzo di cinque elementi. Le
due fusioni in alluminio hanno origine da gusci vegetali e hanno
una patina particolarissima luminescente. Su queste forme l’artista
lavora dai primi anni novanta. I ‘cinque violinisti’ sono
fusioni in bronzo da cinque custodie di violino, e hanno una patina
tale da renderle confondibili con gli originali in legno.
Come dice il filosofo Giuseppe Russo in un testo di riflessione
su queste opere e sull’arte contemporanea oggi: “L’arte
oggi si concepisce come una pratica estatica accessibile a tutti,
un’esposizione dell’immediato trapasso della potenza
in atto, dello choc, dell’avvento del terribile… L’intera
arte contemporanea è una rappresentazione apocalittica,
una messa in scena della fine dei tempi in cui irrompe l’indifferenza
del divino, il Caos.”
“L’arte che oggi espone custodie va controcorrente. Non
cerca lo choc, l’avvento del terribile, ma il silenzio e
la maestria, non l’informe indifferenza del divino ma il
suo volto mondano.”
“Benjamin era rapito dalle custodie. In Infanzia berlinese
dice addirittura di aver scoperto che «forma e contenuto,
custodia e custodito sono la stessa cosa».” La custodia
del violino è la
residenza del violino, ciò che impedisce che tutta la sua
potenza trapassi in atto e, insieme, è il violino stesso.” “La
custodia e l’astuccio costituiscono, insomma, il silenzio
in cui l’infinita potenza degli oggetti che contengono è preservata
come tale e non dilegua nella fugacità del presente.”
Giovanni
Rizzoli, da un’affermazione ripresa da uno scritto
della danzatrice e coreografa Laura Moro, così sintetizza
l’approcio che suggerisce per la visione delle sue opere
in questa esposizione: “Io vi chiedo di guardarmi come
si guarda una montagna, come si guarda un fiume che non racchiudono
in sé la responsabilità per ciò che sembrano “.[…]
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