[…] Concretamente legato al valore letterario,
filosofico ed artistico della sua formazione culturale, della storia
individuale e della personale crescita intellettiva, Maurizio Pellegrin
traduce in arte un’organizzazione di valori relativi alla propria
singolarità. L’opera è quindi percezione e sentimento,
seduzione, spazio e determinazione da ricondurre ad un’unità di
equilibrio. È la riaffermazione dell’essere, “tutto
questo ti parla di me”, il messaggio sceglie una “funzione
emotiva”, consapevolmente (il messaggio mira a suscitare reazioni
nel ricettore, a stimolare associazioni, a promuovere comportamenti
di risposta che vadano al di là del semplice riconoscimento
della cosa indicata). Uno dei tramiti ne è l’oggetto,
e se l’oggetto in sé è cosa inanimata, nell’arte
trova l’anima mai avuta: un soffio spinto dentro che dà corpo
ad un’altra vita, ad un’altro significato, un’altra
sensazione.
[…] Così anche il turbamento diviene “oggetto” di riflessione,
le “cose” diventano l’apparenza stabile, l’idea della
nostra certezza, la normalità ritrovata: ritrattare i codici che appartengono
alla nostra esperienza ci sospinge dunque ad un nuovo stato emozionale. […]
Alice Rubbini
giugno 2005
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