[…] Il colore per Maria Morganti è,
prima di tutto, una questione esistenziale, che la vede confrontarsi
ogni giorno con una materia viva con cui lei ha instaurato una relazione
vera e propria. I suoi quadri sono persone con una propria identità e
non degli oggetti astratti. Sono figure che mutano e cambiano ogni
giorno, che crescono e che talvolta deludono, imponendole di ricominciare
da capo.
Per lei non esiste il concetto di finito o terminato, la materia-colore di Maria è qualcosa
di mutevole, una relazione che rimane nonostante tutto aperta, sempre in divenire.
Un tempo circolare che assorbe l’errore, lo sbaglio, lo integra o lo segue
facendo cambiare direzione al quadro che si sta formando.
Mi piace pensare agli strati di colore nel suo dipingere come tante cancellature,
una dopo l’altra, un errore che ne corregge un altro, un’affermazione
di colore sopra quella di un altro che arriva fino a coprirlo, ma mai del tutto,
per tenerlo dentro come traccia. Si tratta di riprese e trasformazioni, di ritorni,
sospensioni e abbandoni. Quadri che sono andirivieni nel tempo, formati come
sabbia deposta sulla spiaggia dal ritmo delle onde del mare che sempre aggiunge
e toglie ad ogni suo movimento. […]
Chiara Bertola,
Venezia, marzo 2005 |