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Bartolomeo Migliore    
     
Presentazione per la mostra di Bartolomeo Migliore
alla Galleria Michela Rizzo - luglio 2004


Bartolomeo Migliore nasce a Torino il 6 novembre 1960. Nel 1994 tiene le prime personali in Belgio e Austria. Negli anni seguenti la sua crescita artistica lo porta a esporre in Svizzera, Germania, Spagna, U.S.A. e, in Italia, a Torino e Milano.
Nel 2003 partecipa a Melting Pop, a cura di Gianluca Marziani, al Palazzo delle Papesse di Siena, Varese e alla Buia Gallery di New York. Del 2002 è la mostra Sonic Death (my nigger sound) alla Pack di Milano – catalogo con testo di Luca Beatricee - Life’s not a language alla 41 artecontemporanea, Torino.
Di quest’anno la collettiva WandArbeiten alla Galerie Luciano Fasciati, Chur (Svizzera) e la personale Still LIFE, Linding in Paludetto, Nurnberg (Germania).

Dipinge Bartolomeo Migliore. Si confronta con il linguaggio giovanile contemporaneo attraverso tele che usano la forza della parola e il ritmo frammentato della musica. Il suo lavoro è uno scambio sociale, uno spazio nero e rumoroso, vitale, necessario.
Il segno estetico di Migliore trasmette in modo diretto, senza alcuna mediazione e senza la necessità dello spettatore di riferirsi ad altri oggetti che il segno potrebbe denotare.
È un artista bulimico affamato di linguaggio e suono, di toni acidi, colori acrilici: grigio, nero, argento, verde, viola. Gli slogan di cui si appropria il suo lavoro sono provocazione ed appartenenza mentre il disegno diviene cifra stilistica grintosa, immediata, frontale ma, mai, aggressiva.
La mostra veneziana si scompone in due parti. Nella prima, inscritta all’interno della galleria, Migliore espone due tele cm. 50x115, una scritta su legno in sanscrito –indiano-, interventi sulle pareti e un disegno su carta. Le parole, segni di un’intenzione aperta al conflitto, riassumono la loro stessa sonorità: TONITE, slang americano di tonight e SANDALO. I colori sono linguaggio e eco: Sandalo è ocra, bianco opaco. Il dialogo è tra Oriente e Occidente con il frastuono dei suoni e dei colori che li accompagnano.
Nello spazio adiacente alla galleria sono invece esposte tele di grande formato appartenenti al ciclo rock della mostra Sonic death. Qui il linguaggio è black, a bassissima fedeltà.

Martina Cavallarin

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