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Ci sono meccanismi artistici che producono una decodificazione
della costruzione drammatica che si srotola nel tempo, nella manipolazione
d’informazioni, linguaggi, codici, possibili mutazioni e possibili
politiche. Ci sono meccanismi artistici che esplorano le strategie
attraverso una loro propria strategia. Ci sono alcuni artisti che
tutto questo lo sanno fare, pochi artisti che lo possono imporre.
Fabio Mauri ha sempre compresso in se stesso tutti questi elementi
in uno spazio mentale e fisico potente, movimentato e infinito. In
lui coincidono estraneità e presenza, la ricerca dell’uomo,
il tentativo di sviscerarne parte buona e cattiva, il sentirsi inadeguato
rispetto alla storia, rigidamente analitico e straordinariamente
presente a se stesso, con testa, cuore, pancia.
[…]
Martina Cavallarin
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