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Nei libri pubblicati sulla pittura di Romano Lotto,
c’è sovente una foto in bianco e nero, di lui che dipinge
in piedi in un campo o in una piazza, su una tela fissata ad un cavalletto
alzato di uno di quegli studi portatili inventati nel diciannovesimo
secolo e documentati nelle fotografie di pittori
all’aria aperta. Famosa quella di Paul Cezanne, lì che lavora accanito
senza sorriso in duello feroce con lo sguardo. […]
Secondo me non è per caso che queste foto documentarie sono messe ad accompagnare
le tavole a colori dei quadri di Lotto. Mettendole nei suoi libri egli comunica
una dichiarazione fondamentale, zeppa di implicazioni importanti per gli spettatori
della pittura moderna.[…]
Lucio Pozzi
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Dipingere fuori da un linguaggio ironico, pessimistico e fuori
dalle simbologie linguistiche che esso genera, ponendo semplicemente
l’immagine di fronte allo spettatore senza preconcetti
politici o verbosità non è un compito facile.
L’immagine, il dipinto, deve quindi sopravvivere nei
suoi
stessi termini e deve rimanere, per così dire, aggrappata al proprio muro
così da comunicare anche oltre le mode e le dissertazioni critiche in
voga al momento.
Il linguaggio di Romano Lotto non è di parole ma di pittura. Egli nutre
grande rispetto per la tradizione e ama la pittura nella sua forma più vitale.
Ci sono momenti che le parole non riescono a descrivere perché si esauriscono
tanto fugacemente da non consentire di raggiungere lo scopo, alimentando così il
desiderio dell’artista di catturare qualcosa di intangibile dalla realtà che
egli osserva attraverso la pittura. […]
Lawrence Carroll
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rassegna opere –> |
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