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Quello che appare come trasgressione è la reazione, attraverso l’arte,
ai fatti del mondo.
Così la tragicità delle forme ricercate e create da Marya Kazoun
sono punto di contatto tra la sua emotività e la struttura condizionante
delle azioni esterne.
La ripetizione delle sue affermazioni artistiche sono il suo respiro, il suo
battito d'ali.
Le contingenti oscurità della storia ci riconsegnano ciclicamente ai nodi
primari dell’esistenza: il tempo e la morte. Ma nella linea sottile si
innesta l’esistere, con tutta l’inevitabile bellezza e tutta l’inevitabile
crudeltà. Dentro questo istante si pone la ricerca fantastica delle forme
immaginarie di Kazoun con un’opera che tende a sviluppare una tensione
interrogativa su come l’essere umano vive e sopravvive all’esistenza.
Quella che può sembrare una sorta di farneticazione non è altro
che passione per il mondo, o tristezza, o liberazione dalle falsità. Kazoun
agisce con una strategia allargata dove situa l’energia visibile di ciò che
i nostri occhi, tutti i giorni, in tutto il mondo, si rifiutano di vedere. Per
riporre l’essere umano al centro.
Perchè le sue opere sono un vetro in cui ci si specchia.
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Martina Cavallarin
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