Galleria Michela Rizzo        
MOSTRE ED EVENTI

ARTISTI
 
Barry X Ball
Lawrence Carroll
Soyeon Cho
Tony Cragg
Leon Ferrari
Andrea Frank
Mauro Ghiglione
Robert Gligorov
Damien Hirst
Marya Kazoun
Fabio Mauri
Bartolomeo Migliore
Antoni Muntadas
Richard Nonas
Cecilia Paredes
Lucio Pozzi
David Rickard
Antonio Riello
Giovanni Rizzoli
Silvano Rubino
Guido Sartorelli
Mariateresa Sartori
Silvano Tessarollo
Cristina Treppo
Franco Vaccari


ARCHIVIO

NEWS

INFORMAZIONI

 
   
Robert Gligorov    
     
Presentazione per la mostra di Roberto Gligorov
a cura di Martina Cavallarin
Galleria Michela Rizzo - Venezia, settembre 2005
in collaborazione con Galleria Pack - Milano


Robert Gligorov nasce nel 1960, a Kriva Palanca, in Macedonia. Vive e lavora a Milano.
Nel suo lavoro le immagini più conturbanti si ammantano di una radicalità estrema nel felice tentativo di attirare l’attenzione mediante il superamento dei confini del visibile e del tollerabile.
L’esigenza dell’artista è, infatti, quella di sottolineare per spingere a pensare, porre i problemi attraverso un lavoro di facile impatto visivo, senza censure, sintetizzando l’oggetto, spingendosi con coraggio nei fatti più duri e crudeli del mondo.
La personale CRY alla Galleria Michela Rizzo vuole rappresentare la proposta indecente dell’arte a un dialogo concettuale che rifugge la seduzione, l’omologato e l’accattivante.
Nello spazio della galleria l’installazione Apple-Net è un cubo aperto in cui rigore e forma sono rappresentati da un insieme di frecce e mele che si moltiplicano in un reticolo costituito da un continuo raddoppio di cubi poggiante su una superficie specchiante. La sensazione è di straniamento e perdita della realtà.
Il significato va dalla struttura della composizione molecolare all’unione tra biologico e tecnologico. La mela è amore, peccato, atomo o vitamina. La freccia legame tra i simboli, l’unione e la distanza dei rapporti che si allacciano e si allontanano, continuamente. Lo specchio alla base rimando alla storia dell’arte e un modo per confondere reale e virtuale.
Sulla vetrina un tergicristallo deterge dell’acqua che scorre come sul parabrezza di un’auto. Scendono le lacrime del mondo ma il meccanismo tecnologico, costituito dalle spatole, ci spinge ad andare avanti. Acqua, che a Venezia è elemento primario, amico e nemico.
Tutta la mostra verte tra rigore tecnologico e sentimento e ben si allaccia ai lavori presentati nello spazio adiacente la galleria e prodotti dalla Galleria Pack di Milano. Qui una serie di fotografie compongono un’esposizione di forte impatto emotivo.
Boom, legato all’esplosione di Chernobyl. Abbiamo probabilmente mangiato vegetali contaminati per vent’anni: da lontano la foto appare un fungo atomico ma avvicinandosi ci si rende conto che si tratta della scultura iperrealista di un cavolo.
Man, il cui titolo gioca tra il soggetto e il celebre quadro di Edouard Manet, che Gligorov riprende rigorosamente. Il soldato sdraiato si trova nella stessa posizione del torero agonizzante dipinto dal pittore francese. Nella fotografia una croce è conficcata crudelmente nella bocca dell’uomo. Si muore per i simboli, per gli integralismi, mentre l’anima (con un rimando a Platone che richiama le mele d'Apple-Net) è prigioniera, tumulata nel corpo.
Zippo, un accendino turistico decorato con le Twin Towers, aperto e con il fuoco che divampa spezzando l’immagine. Apparenza di un facile gioco per un lavoro estetizzante ma dal forte impatto emotivo.
Eurabia, Place de l'Étoile, una riproduzione della più abusata immagine turistica della piazza parigina dell’Etoile ripresa dall’alto, con tanto di scritta ‘Paris’, in cui però Gligorov ha collocato, al posto dell’Arco di Trionfo, la Kaaba della Mecca. Spiazzamento, destabilizzazione, provocazione.
Blood Rain, che in qualche modo riprende l’installazione sulla vetrina della galleria. Sul parabrezza della foto però il tergicristallo dell’auto, mezzo civile e non militare, deterge sangue.
Echi di guerra, di terrorismo, di scottante attualità.
Continui rimandi alla storia dell’arte, rimbalzi tra tecnologia e sentimento, crudeltà, forza e conflitti, per un’esposizione di assoluta contemporaneità artistica e sociale.

Martina Cavallarin
luglio 2005

torna alla presentazione <–
 
           
©