[…] L’urlo è espresso visivamente
in tutta la sua tensione, ma sembra non uscire, non sentirsi, quasi
fosse attutito dal muro di sapone che lava e cancella il suono.
[…] Quello che Ghiglione descrive con la sua opera è lo spavento
costante e subdolo, che lavora su di noi quotidianamente e che ha lo scopo di
bloccarci, di paralizzarci, impedendoci qualsiasi reazione e qualsiasi azione.
Assuefatti non ci accorgiamo più di questo perenne stato di paura in cui
viviamo ogni giorno, e ci accontentiamo di sopravvivere in una condizione di
non dolorosa indifferenza. Emettere l’urlo significherebbe già uscire
da questa tragica situazione, il suono provocherebbe una rottura ,una piccola
incrinatura. I pezzi di sapone stanno però lì ad assorbire lo scarto
vitale, per fare ‘muro’ ed impedire ogni forma di comunicazione.
[…]
Angela Madesani
dicembre 2004
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