Andrea Frank, giovane artista tedesca, vive e lavora
a New York
Untitled (glass chain), 2005
Due catene di vetro si muovono sensualmente e lentamente, quasi fossero due ballerini
che danzano, che si avvicinano, si toccano, si incrociano e poi si lasciano andare,
per combinarsi ancora.
Il suono di sottofondo è quello del vetro che si tocca, con l’effetto
di aumentare la sensualità del lavoro ed di introdurre un senso di tensione
e di fragilità, dal momento che le catene di vetro ad ogni incrocio sembrano
rischiare la rottura.
Un video poetico e delicato, che evoca l’infinito, in una continua ripetizione
dei movimenti.
Andrea quasi ci introduce in un altra dimensione, non più quella attuale,
mondana, ma quella trascendentale, dove il tempo non è quello lineare
che produce interruzioni traumatiche e definitive, ma quello naturale, ciclico,
dove non c’è inizio ne’ fine, ma un eterno ritorno che passa
attraverso la ripetuta esperienza di morte e rinascita.
Una meditazione sulla relazione invece, qualora riconducessimo la danza delle
due fragili catene ad una seconda lettura legata al mondo della finitezza. Due
identità separate, due forme, due esseri che si relazionano in un’infinita
danza di approccio e separazione.Il.’Swing set’.è fatto a
mano nel laboratorio del vetro MIT’S con l’abilità ed il generoso
aiuto di Martin Demaine.
Il video è stato girato con una telecamera professionale ad alta fedeltà del
MiT’S Edgerton Center.
Il progetto è stato reso possibile grazie ad una sovvenzione del Council
for the Arts del MIT.
Who by fire, 2002-2003
Il senso tragico dell’esistenza torna con Who By Fire, i nove acquerelli
monocromi, sono tratti principalmente da immagini d’archivio.
Bambini nati prematuri tenuti in vita da tubicini, sono ritratti con grande delicatezza
in questa loro drammatica situazione tra vita e morte, persi in una rete di tubi
respiratori.
Altri tre acquerelli rappresentano animali, gli amati ed eroici protagonisti
delle favole dei bambini: il coniglio, il passerotto, il lupo. Giacciono distesi,
inerti, morti in circostanze sconosciute. Gli ultimi tre, hanno invece per soggetto
alberi, anche loro rappresentati nella loro nudità, spogli e sottili,
che rimandano ancora ad un senso di solitudine e decadimento, ad un paesaggio
invernale, silenzioso.
Realizzata durante la guerra Americana in Afghanistan, Who by fire, è un
duro monito nei confronti della pericolosa strada intrapresa dalla società contemporanea,
che usa in modo arbitrario i mezzi tecnologici di cui dispone. Lo stesso strumento
tecnico può servire per uccidere e per salvare, può essere simbolo
di vita o di morte.
Ma non solo, il lavoro di Andrea ci parla ancora una volta della sofferenza insita
in ogni forma di vita, dello stesso doloroso destino, mortale e solitario, che
accomuna l’essere umano, l’animale e la natura.
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