León Ferrari
a Venezia
Mi
sembra che tutto, assolutamente tutto, sia materia prima per
fare arte: dai colori, le tele, l'argilla, fino al tempo, le idee,
la spazzatura, i tormenti, la politica, la morte, il marcio, il
kitsch e lo sterco 1
León Ferrari
León Ferrari è uno che fa, che "cerca materiali
estetici e inventa leggi per organizzarli intorno ai significati" 2 riuscendo
a incorporare la più immediata realtà come
materia di rinnovamento del suo linguaggio. Ferrari è fra
quegli artisti che trovano ridicolo e ingenuo, se non inutile,
etichettare la sua opera in un genere ristretto. Effettivamente
afferma: "… quando qualcuno va ad una mia mostra
ha l'impressione di
vedere una collettiva, perché prima faccio una serie
e dopo la lascio e poi ne faccio un'altra. Per molto tempo
ho fatto sculture di acciaio saldato e altre annodate come
quelle che sto facendo ora". 3
Oserei affermare che ci
sono due linee di lettura in tutta la sua opera: una sofisticata,
dove l'estetica appare al primo posto, e l'altra dove messaggi
altamente politicizzati ci sorprendono nel mezzo di un'immagine,
entrambe dominate da un ironico e trasgressivo senso dell'umore.
Ferrari afferma "Ho fatto e faccio due tipi
di opere: alcune non hanno nessuna intenzione etica: quadri,
disegni astratti, sculture di acciaio, etc. In altre uso l'estetica
per mettere in discussione l'etica della cultura occidentale". 4
La divisione fra questi due tipi di opere non è così netta.
Nel 1963 scrive ai piedi di un elegantissimo intreccio di linee "lettera
a un Generale" dando inizio ad una serie di denunce al
regime militare sempre più forte e implacabile in Argentina.
Nel 1965 in La civilización Occidental y Cristiana (senza
dubbio una delle opere più forti del secolo XX) sovrappone
un Cristo di santeria a un bombardiere FH107 gridando
la sua condanna contro la guerra del Vietnam. Nel 1968 è una
delle figure più attive di Tucumán Arde. 5 Oggi
ci parla di ingiustizia e tirannia nei suoi diari, collage,
assemblage.
I suoi discorsi si sovrappongono, si intrecciano,
si sommano vertiginosamente tanto nella scultura quanto nel
disegno, la scrittura, le installazioni, il video. I temi dialogano,
si ripetono nella critica ai valori dominanti, al potere sproporzionato
o alla violenza regnante, all'erotismo e l'ironia 6,
alla celebrazione della donna (come nella sensuale modella di
Man Ray ricoperta di poemi d'amore di Borges in braille che si
devono accarezzare per leggere, o negli eleganti manichini ricoperti
di testi).
In questa mostra a Palazzo Palumbo Fossati ci troviamo
di fronte a un insieme di opere che creano un percorso sensoriale
che colpise lo spettatore, questa volta europeo. L'opera di León
Ferrari è una
costante sperimentazione sui materiali e i temi. Spetta
al visitante scoprire il messaggio che racchiude: come succede
con il poliuretano bianco, che coperto di scarafaggi neri ci
riceve all'ingresso, con la sfera di fiori, passeri
e topi appesa nel cortile e con la serie di musicisti multicolori.
Cominciamo il percorso con le stupende tele ricoperte di scritture.
Come i "disegni",
le tele sono realizzate con un tratto calligrafico che, a volte,
produce una marea di linee indecifrabili 7 che occupano lo
spazio bianco. Torneremo a vedere queste calligrafie espressive,
spontanee e astratte, di tratti perfetti e di raffinata bellezza
nei disegni/scritture delle ultime sale.
In un momento del percorso
ci troviamo circondati dai "chorreados" che
hanno reminescenze di scrittura e di scarabocchio, di disegni
e di bozze: " Il chorreado mi piace perché deforma
il tratto e inoltre lo puoi regolare, hai il controllo." 8
Nell'
insieme di eliografie e nei collage troviamo
una severa critica alla società. La copia eliografica,
sistema di rappresentazione proprio dell' architettura e della
costruzione fino all'apparizione della computazione grafica,
qui rielaborata, acquisisce un nuovo significato. Serve per
rappresentare l'universo alterato della città: strade,
disegno urbano, folle; qui la riproduzione meccanica serve
per la critica sociale e culturale, metafora dell'asfissia
della creazione in tante situazioni attuali. È "la
risata come grido". 9
I collage, come in Nunca
mas 10 o Nosotros
no sabìamos,
ci mostrano gli orrori del governo militare – con
la repressione che gli ha tolto un figlio e lo ha obbligato
a emigrare in Brasile – 11,
del nazismo, delle guerre o dell'Inquisizione.
Dopo quasi mezzo secolo dalla sua prima mostra in Italia 12 Leòn
Ferrari, figlio di un rinomato architetto, pittore e fotografo
italiano, realizza una mostra nella stessa Venezia che lo ha
premiato con il Leone d'Oro della Biennale 2007. Con questo
insieme di opere Leòn Ferrari, considerato da molti
uno dei massimi esponenti del concettualismo latino-americano,
ci riempie di bellezza, poesia, tensioni, inquietudine, critiche
e piacere.
Irma
Arestizabal
1 ^ Hector Olea “El poetar dibujante
de León
Ferrari” in Heterotopias, Museo Nacional Reina
Sofía,
Madrid, 2000.
2 ^ León Ferrari, dichiarazione
nel gruppo Tucumán
Arde, 1968
3 ^ Ibid
4 ^ Intervista a Sito
Lema, 1998
5 ^ Un gruppo di artisti come Noemí Escandell,
Graciela Carnevale, Juan Paulo Renzi a Rosario, Graciela
Borthwick, Jorge Cohen e Jorge Conti a Santa Fe e Paulo
Suárez e León
Ferrari a Buenos Aires si coinvolgono con la chiusura delle raffinerie
di zucchero a Tucumán per ordine del governo Onganía.
Nel 1968 la situazione culmina con un’azione che il gruppo realizza
nel mese di novembre nella hall della Confederación General del Trabajo
(CGT) di Rosario. Dichiaravano: ”Tucumán Arde nasce dalla posizione
dell’artista
come individuo dentro il contesto politico e sociale che lo circonda”.
Dopo… arriveranno anni di silenzio.
6 ^ Sul tema vedere Andrea Giunta, “Perturbadora
Belleza”, in Leon Ferrari, Centro Cultural Recoleta, Buenos
Aires, 2004
7 ^ Ferrari realizza i suoi primi disegni o scritture
astratte per la International Anthology of the Avant-Garde, Arturo
Schwarz, Milano, 1962.
8 ^ Dichiarazione dell’artista
9 ^ Presentate a Documenta12 le eliografie furono realizzate a San Paolo
all’inizio
degli anni ’80.
L’artista dichiara: “Ognuno può pensarla
come vuole, io penso che queste opere esprimano l’assurdo della società attuale,
questo genere di follia quotidiana necessaria perchè tutto sembri
normale”.
Sul tema vedere Nestor Garcia Canclini, “El deseo y
la caja”, Leon Ferrari, Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires,
2004.
10 ^
Serie realizzata per l'edizione in fascicoli del Informe
de la Conadep sul
Terrorismo di Stato pubblicato nel 1995 dal giornale Pagina
12 e EUDEBA.
11 ^ Ferrari vive a San Paolo dal 1976 al 1984.
12 ^ Negli anni 50/60 Ferrari vive un periodo a Roma.
Fa ceramica che espone nel “Concorso
delle Ceramiche” di Faenza (1954). Espone anche nella Galleria Cairola
di Milano (1955) nella Galleria del Corso e la Galleria Levi di Milano (1962)
e nella internazionale Mail Art Exibition, Palazzo Bruno, Ispica
(1981).
|