Possiamo lasciarci narrare la vita di un mondo. Per
penetrarvi dobbiamo semplicemente, come al cinema, lasciarci condurre
dalle immagini,
guardare attentamente. Destinarci a decifrare angoli differenti.
Tutto avviene alla distanza di un semplice sguardo: è necessario “vedere” per “sapere”,
approfondire per comprendere e riconoscere, attraverso segni e simboli
convenzionali e codificati, l’ultima sostanza delle immagini
che Giorgio Cassone ci propone.
Il suo universo pittorico rivela i film in bianco e nero visti da
ragazzo, le foto scattate tra le calli veneziane, il fascino dei
set cinematografici e il bisogno di trasmettere non la solitudine
legata all’esistenza bensì all’incomunicabilità.
Perché se è vero che la figura umana non compare quasi
mai in questo ciclo di lavori è altrettanto vero che si sente “odore” e “sapore” della
sua presenza, di un passaggio fatto di indizi e atmosfere. Quel che
meno si vede è quel che più si avverte, impalpabilmente.
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Martina Cavallarin
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