Presentazione per la mostra
di Lawrence Carroll
Galleria Michela Rizzo - Venezia,
giugno-luglio 2005
Lawrence Carroll australiano di nascita, vive e lavora a Los Angeles. Da qualche
anno ha scelto Venezia come sua città d’adozione. Ama definirsi
pittore anche se le sue opere sconfinano nella scultura. I suoi quadri tridimensionali
sono aggettanti e i suoi colori sembrano ‘sporchi’ perche’ risultato
di una vita interna sedimentata. Carroll lavora quasi sempre utilizzando i materiali
riciclati e poveri: legni, stoffe, tele… Questo gli permette di partire
già da una sedimentazione e da memorie conservate nei materiali che ri-usa.
Raccogliere materiali già utilizzati e abbandonati significa farli rinascere,
dar loro nuova vita, per sottrarli alla corruzione della materia. Artista solitario,
ama lavorare lentamente, sedimentando strati e strati di colore e di tempo: un
modo per appropriarsi del materiale trovato ed imprimergli invece tracce di una
vita propria.
Riabilitare gli scarti è anche un metodo d'accertamento dell'esistenza,
delle cose e della natura; è un tentativo di difesa, di opposizione verso
una conoscenza superficiale, scontata, facile e rapida.
E’ un’opera che richiede tempo per essere “vista”, per
permettere all’occhio di penetrare negli strati e di percepirne la vibrazione
interna che ad uno sguardo ‘veloce’ potrebbe risultare solo colore
sordo e sporco.
Lawrence Carroll in questa piccola ma raffinatissima mostra personale a Venezia
presenta sia lavori classici, che sono protagonisti dell’allestimento nella
Casa, sia lavori nuovi, che nello spazio della Galleria sono rappresentati da
un’unica opera dell’ultima serie Freezing Paintings. L’opera
viene avvolta e ricoperta con un sottile strato di ghiaccio che sembra allontanarla
nel silenzio per inscriverla ancora di piu’ in quella dimensione della
memoria e del tempo così importante per lui. In quest’ultima serie,
quelle opere - specie di corpi tridimensionali e vitali, dove all’interno
stavano nascoste cose usate - sembrano perdere la durezza e rigidita’ della
materia, diventando meno ‘cose’, per farsi più evanescenti
e lontane nel ricordo.
Chiara Bertola
Venezia, maggio 2005
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