ROMAN OPALKA

Hocquincourt, 1931



Inaugurazione: sabato 23 settembre, ore 18
23 settembre - 18 dicembre 2017

La Galleria Michela Rizzo è onorata di presentare - dal 23 settembre al 18 novembre - l’esposizione finora inedita “OPAŁKA an- che”, che riunisce esemplari dell’ormai celebre programma OPAŁKA 1965/1 - ∞, oltre a una trasposizione parziale del suo atelier francese, assieme a una selezione di quadri raramente esposti dei precedenti cicli realizzati a Varsavia negli anni ‘50-’60, che anticiparono la sua opera concettuale sul tempo.
Questa seconda personale del grande artista-filosofo polacco presso la galleria di Venezia si apre nei nuovi spazi giudecchini in collaborazione con il “Fonds de Dotation Roman Opałka” e la “Succession de l’artiste”. Le mostre successive alla scomparsa dell’artista sono regolate da indicazioni precise, di pugno dell’artista e a salvaguardia della complessa architettura della propria opera (pittorica, performativa, sonora, filosofica, fotografica, luministica), la cui regola aurea è progredire nell’osservanza dei principi espositivi messi in atto da Roman Opałka durante la sua vitale “progressione numerica” - entro cui ogni mostra è parte integrativa.
Diversamente dalla prima mostra dedicata all’artista nel 2011, allestita allora a Palazzo Palumbo Fossati e in concomitanza con lo svolgersi della Biennale di Arti Visive, l’odierna esposizione alla Giudecca risale dunque all’arte di “Opałka prima di OPAŁKA” (come ebbe a indicare l’artista con una battuta socratica), dando voce alla formazione artistica meno nota e inizialmente introspettiva delle sue ricerche plastiche e concettuali. Si noti che tale produzione giovanile più tecnica e grafica acquisì successo e premi internazionali, nella Polonia comunista e all’estero, grazie alla sua straordinaria sintesi mentale e perizia grafica. Si aggiunga che quella dedizione alle sperimentazioni d’avanguardia non solo testimonia quanto Opałka fosse allora connesso con le nascenti forme internazionali di arte concettuale, ma prefigura (anche) la svolta con cui si concederà, nel 1965, al suo gran progetto sul tempo, completamente e fino alla morte, al suo programma OPAŁKA (anche).
Perciò, la Galleria Michela Rizzo, dopo avere presentato nel 2011, in maniera bene articolata, il capolavoro della progressione più famosa OPAŁKA 1965/1 - ∞, con Détails, installazione sonora dei numeri pronunciati in polacco, autoritratti fotografici del pittore dopo ogni sessione di lavoro, e Carte di viaggio (un capolavoro la cui durata prosegue ancora e all’infinito), ha la fortuna di proporre oggi alcune opere di Roman OPAŁKA (sia prima che dopo) in un’installazione unitaria e unica, in uno spazio diverso e un diverso contesto storico.
Dodici dipinti del primo Opałka, firmati tra il 1958 e il 1965, sono presentati negli spazi recuperati entro l’ex stabilimento industria- le Dreher della Giudecca. È un lotto inedito di opere, fra cui emerge una sequenza del ciclo “Alfabeto greco” (1963-‘65), superfici monocrome a colori densi, spatolati in moti orizzontali e verticali simili a lettere greche (qui Alpha, Sigma, Khi, Alfabeto bianco, et al.) sia “per dare la traccia del movimento verticale mediante sovrapposizione”, sia per strutturare la sonorità di una fuga. Tele di luci o di penombre, coeve di cicli precoce- mente ritmati dalla visione del tempo (spazio-tempo) come i “Cronomi” (1960-63) e i “Fonemi” (1964). Una Toile bleu pour état assurance (1959) testimonia già la sua propensione per l’infinito. Il legame con l’anno della svolta, ossia il 1965, viene celebrato nella stanza superiore della galleria, dove per l’occasione è ricostituito parzialmente l’atelier di BoisMauclair, tecnologico ma ascetico, e meta di visitatori.

Roman Opalka  (Abbeville-Saint-Lucien, 27 agosto 1931 – Roma, 6 agosto 2011) è stato un artista francese di origini polacche.

Come recita il Manifesto Effimero di Marcela Cernadas, “L’arte non ha principio né fine. L’arte è presente continuo (...)” così nè è conferma la ricerca artistica di Roman Opalka, grandissimo maestro polacco (1931-2011) che ha dedicato la propria esistenza al tempo e ha visto l’arte identificarsi con l’esistenza stessa. 

Nel 1965 ha inciso il primo Détails di un’opera che ben presto è diventata un vero elogio alla vita e allo scorrere del tempo: OPALKA 1965/1-∞. L’artista, su di una tela della stessa grandezza della porta del suo studio, segna una numerazione. Le cifre che la compongono sono bianche su sfondo grigio scuro, nette come la materialità terrena. 

Terminata la prima tela, la numerazione continua sulla tela successiva, di cui lo sfondo viene schiarito dell’1%, fino a diventare bianco su bianco con la sua ultima tela, numero 5 607 249. OPALKA 1965/1-∞ si compone quindi dell’Alfa e dell’Omega, la prima e l’ultima tela, e di tutte le altre tele che ha dipinto nel corso della sua vita; si compone della vicenda terrena di Opalka, come lui stesso definiva il suo lavoro.

In questo percorso durato oltre quarant’anni, la vita viene raccontata come una temporalità universale e, allo stesso tempo, relativa, poiché ogni tela ha rappresentato solo “l’impronta” di un momento dell’esistenza, “uno psicogramma”, come lo definiva l’artista.

La pratica artistica di Opalka ci fa riflettere sul valore universale del tempo, a cui l’uomo è sottomesso: “La vita è nel tempo e si sviluppa nell’intervallo tra la nascita e la morte. Per l’uomo, nascita e morte significano inizio e fine del tempo che è concesso”.