RICCARDO GUARNERI

Firenze, 1933



Due o Tre Dimensioni Infinite, a cura di Davide Ferri è la mostra collettiva che a partire dal 2 Dicembre 2018 fino al 22 Gennaio 2019 sarà ospitata negli spazi della Galleria Michela Rizzo nell’Isola della Giudecca.Una mostra di dipinti che fa dialogare lavori, appartenenti a periodi diversi, di quattro artisti con storie e percorsi differenti, ma che hanno tutti raggiunto la piena maturità a cavallo tra due decenni densi e complicati: gli anni Sessanta e i Settanta.
Il titolo allude a un’idea di profondità che, di dipinto in dipinto, si presenta come dato mutevole e incerto, e che sembra derivare, in ogni lavoro in mostra, dallo scambio energetico tra il quadro e le sue articolazioni materiali, la superficie bidimensionale ma anche la sua presenza fisica e oggettuale, e una spazialità che eccede questi limiti fisici, dispiegandosi all’interno (ma senza creare una dimensione coerente e organica di rappresentazione) o all’esterno, per propagarsi nell’atmosfera fino a ridefinire l’idea di spazio di pertinenza del quadro.

In Due o Tre Dimensioni Infinite, dunque, differenti nozioni di ritmo, profondità e spazio, che nascono da sintassi apparentemente rigorose ma che non si sottraggono alla possibilità di abbandoni lirici, si attivano a vicenda e si incontrano contaminandosi o collassando l’una nell’altra.

Così i lavori di Ruth Ann Fredenthal, dipinti su lino, sono “falsi monocromi” che, vibrando per via della stratificazione e l’utilizzo di tre quattro colori, chiamano lo spettatore a una lunga frequentazione, a un’osservazione prolungata, per accoglierlo in uno spazio profondo, denso e atmosferico, potenzialmente infinito;
Le opere di Saverio Rampin degli anni Settanta (realizzate dopo differenti stagioni riconducibili all’ Informale e allo Spazialismo) approdano a una grammatica astratta che deriva dall’incanto del reale e da una nozione di “colore - luce”, di composizione come dinamismo di corpi cromatici, “presenze plastiche nello spazio”.
I Level Group Paintings di Lucio Pozzi, presenze “nomadi” all’interno della mostra, germinali di molti aspetti che hanno segnato la pratica dell’artista fin dalle origini (basata sulla libera combinazione di “ingredienti”, cioè concetti spesso in opposizione tra loro) sono coppie di dipinti appesi allo stesso livello, che si attivano per via dei loro dualismi (pennellate verticali e orizzontali, differenze di peso e variazioni di livello tra gli spessori delle superfici);
I dipinti di Riccardo Guarneri articolano la superficie in partiture agili e irregolari, in un ritmo di continui e lievi avanzamenti e arretramenti, basato sulla ripetizione di linee e bande orizzontali o verticali, di forme (falsi quadrati) e colori poeticamente esangui e “discutibili” (per usare un’espressione dell’artista) che si compenetrano reciprocamente e si estinguono in un non finito perpetuo.

Nato nel 1933 a Firenze, dove vive e lavora. Inizia a dipingere nel 1953, alternando la pittura all’attività musicale.

Dopo una breve stagione informale, dal 1962 intraprende una ricerca fondata sul segno e sulla luce che diventano suoi principali oggetti di studio all’interno di un impianto geometrico minimale. Esordisce all’Aja nel 1960 con la prima mostra personale. Sei anni dopo partecipa alla Biennale di Venezia (con Agostino Bonalumi e Paolo Scheggi) e alla mostra Weiss auf Weiss alla Kunstalle di Berna. Nel 1967 è invitato alla Biennale di Parigi nella sezione “Nuove Proposte”. Nel 1972 tiene la prima antologica al Westfalischer Kunstverein di Münster. Partecipa alle Quadriennali di Roma del 1973 e del 1986. Nel 1981 al Palazzo delle Esposizioni di Roma espone a Linee della ricerca artistica in Italia 1960-1980, mostra che nel 1997 viene riproposta alla Kunsthalle di Colonia Abstrakte Kunst Italiens ’60/’90. Nel 2007 partecipa a Pittura Analitica, anni ’70 al Palazzo della Permanente di Milano. Nel 2008 è tra gli artisti della mostra Pittura Aniconica presso la Casa del Mantegna di Mantova. Tre anni dopo prende parte a Percorsi riscoperti dell’arte italiana – VAF-Stiftung 1947- 2010 al Mart di Trento e Rovereto. Nel 2015 è tra gli artisti di Un’idea di pittura. Astrazione analitica in Italia, 1972-1976 presso la Galleria d’Arte Moderna di Udine. Allo stesso anno data la personale alla galleria Rosai-Ugolini di New York. Risale al 2000 il mosaico di 24 mq per la Metropolitana di Roma nella stazione Lucio Sestio. Ha insegnato pittura nelle Accademie di Belle Arti di Carrara, Bari, Venezia e Firenze.