RICCARDO GUARNERI

Firenze, 1933



a cura di Fabio Belloni

Inaugurazione: sabato 13 febbraio, ore 12:00

13 febbraio - 2 aprile 2016

Da sabato 13 febbraio 2016 la Galleria Michela Rizzo ospita una personale di Riccardo Guarneri, maestro della pittura italiana e internazionale. La ventina di opere esposte compone un’antologia del suo lavoro dagli anni Sessanta a oggi. Alcune possiedono un lungo curriculum espositivo, altre invece, le più recenti, sono state appositamente realizzate per l’occasione. Tutte in ogni caso documentano la formidabile continuità stilistica di un autore che sin dagli esordi ha fatto dell’astrazione il proprio esclusivo linguaggio. Maturata in sintonia con le coeve esperienze internazionali, quella di Guarneri è una ricerca che trova in sé le ragioni della propria esistenza. Si concentra su un selezionato repertorio di forme, motivi, colori assortendolo ogni volta in modo diverso così da autorigenerarsi continuamente. Emersa sin dalla prima maturità, l’attenzione per gli aspetti metalinguistici del dipingere ha fatto di Guarneri un precursore di molte ricerche divenute tipiche lungo gli anni Settanta.
Geometria, segno, ritmo, trasparenza, impronta, sfumatura: sono termini chiave per avvicinare dipinti dove il colore si scorpora, e perdendo ogni qualità materica diventa pura vibrazione di luce. Su superfici dominate dal bianco, organizzate in composizioni sempre asimmetriche, si alternano bande, strisce, rombi, quadrati. E poi tracciati a matita che ricordano la scrittura ma in realtà non assumono mai un valore referenziale. Nel corso degli anni le rigorose partiture geometriche dei primi tempi hanno iniziato a convivere con stesure sempre più libere e aperte. Ha guadagnato importanza la macchia, quindi l’acrilico o l’acquerello steso liberamente così da creare suggestivi effetti di compenetrazione.
Per quanto luminose, le opere di Guarneri rimangono presenze cariche di mistero. Cercano la complicità dello spettatore: lo invitano a uno sguardo prolungato per stabilire una forma di intimità, e quindi scoprirne profili, segni, accordi tonali non immediatamente intuibili. Opere del genere esprimono un ideale di quiete e serena concentrazione. Al contempo però emanano un senso di energia: nella dialettica tra segni e forme, nella tensione tra la nettezza di un profilo e l’evanescenza della macchia. Quella di Guarneri, insomma, è una pittura dal carattere anche evocativo: per dirla con le parole dell’artista stesso, “una pittura che può essere leggerissima e insieme forte”.
La mostra si accompagna a un catalogo con testo di Fabio Belloni, riproduzioni delle opere e apparato bio-bibliografico dell’artista.
Uno speciale ringraziamento a Simone Frittelli della galleria Frittelli Arte Contemporanea, Firenze.

Nato nel 1933 a Firenze, dove vive e lavora. Inizia a dipingere nel 1953, alternando la pittura all’attività musicale.

Dopo una breve stagione informale, dal 1962 intraprende una ricerca fondata sul segno e sulla luce che diventano suoi principali oggetti di studio all’interno di un impianto geometrico minimale. Esordisce all’Aja nel 1960 con la prima mostra personale. Sei anni dopo partecipa alla Biennale di Venezia (con Agostino Bonalumi e Paolo Scheggi) e alla mostra Weiss auf Weiss alla Kunstalle di Berna. Nel 1967 è invitato alla Biennale di Parigi nella sezione “Nuove Proposte”. Nel 1972 tiene la prima antologica al Westfalischer Kunstverein di Münster. Partecipa alle Quadriennali di Roma del 1973 e del 1986. Nel 1981 al Palazzo delle Esposizioni di Roma espone a Linee della ricerca artistica in Italia 1960-1980, mostra che nel 1997 viene riproposta alla Kunsthalle di Colonia Abstrakte Kunst Italiens ’60/’90. Nel 2007 partecipa a Pittura Analitica, anni ’70 al Palazzo della Permanente di Milano. Nel 2008 è tra gli artisti della mostra Pittura Aniconica presso la Casa del Mantegna di Mantova. Tre anni dopo prende parte a Percorsi riscoperti dell’arte italiana – VAF-Stiftung 1947- 2010 al Mart di Trento e Rovereto. Nel 2015 è tra gli artisti di Un’idea di pittura. Astrazione analitica in Italia, 1972-1976 presso la Galleria d’Arte Moderna di Udine. Allo stesso anno data la personale alla galleria Rosai-Ugolini di New York. Risale al 2000 il mosaico di 24 mq per la Metropolitana di Roma nella stazione Lucio Sestio. Ha insegnato pittura nelle Accademie di Belle Arti di Carrara, Bari, Venezia e Firenze.