MAURIZIO PELLEGRIN

Venezia, 21 luglio 1956



ASSEMBRAMENTI

14 Giugno - 1 Agosto 2020
Opening su invito, con prenotazione obbligatoria: sabato 13 giugno 2020 dalle ore 11.00 alle ore 21.00
Galleria Michela Rizzo.

Finalmente sabato 13 giugno inauguriamo la nuova mostra Assembramenti, simbolo della ripartenza dopo mesi di lutto e di lockdown che hanno segnato profondamente tutti noi.

Un’esposizione anomala per la Galleria Michela Rizzo poiché, per la prima volta nella sua storia, propone nei propri spazi una collettiva con più di 30 artisti. Un vero e proprio affollamento di opere che vogliono rappresentare ricchezza emotiva e voglia di tornare a lavorare e riprendere i discorsi interrotti.Abbiamo riunito il lavoro di artisti coi quali collaboriamo da tempo e con cui abbiamo condiviso bellissimi momenti, e inserito qualche nuovo arrivo... l’auspicio è che questa reunion porti a tutti una sferzata di energia e una ventata di ottimismo! 

La mostra si sviluppa attraverso un percorso variegato ed eterogeneo nel quale realtà artistiche differenti sono poste in dialogo e in confronto fra loro.
Passando attraverso tutti i medium, dal disegno alla pittura, dalla scultura alla fotografia e dal video all’installazione, Assembramenti intende accogliere, all’interno di uno spazio articolato come quello dell’ex birrificio della Giudecca, un raggruppamento di opere esposte, per innalzare lo spirito e regalarci positività. È anche sulla forza dei contrasti e delle diversità che si vuole colpire e sorprendere, cominciando dalla pittura, talvolta leggera e sottile, come nelle opere su carta di Riccardo Guarneri, o nei paesaggi astratti di Saverio Rampin, talvolta più espressionista e decisa come quella di Sophie Westerlind. Frecce distribuite nello spazio, quasi a volerci indicare il percorso della mostra, The mesmerizing trinities of Kayem (from LS) di Lucio Pozzi. Forme sottili e semplici si delineano dalla mano di Giorgia Fincato sottili fili che diventano labirintiche mappe del nostro passaggio, nelle grandi carte di Mariateresa Sartori.Paesaggi mutati, attraversati, percorsi, ritratti, studiati, modificati nelle opere di Antonio Rovaldi, Francesco Jodice, Ryts Monet, Michael Hoepfner, Hamish Fulton. Osservare, spostarsi e creare diventano azioni complementari; materia, fotografie e sculture raccontano di un vissuto di cui l’oggetto artistico è appendice dell’esperienza. Le opere parlano della natura nelle sue più ampie forme: ostile e in perenne lotta con l’uomo nei light box di Andrea Mastrovito - per la prima volta in mostra negli spazi della GMR - o nell’uso che ne fa Silvano Tessarollo, dove la ritroviamo materia stessa del quadro, composto infatti da erba, terra, e acqua, lavori attraverso cui l’artista ci trasmette la transitorietà e caducità delle cose. E poi il ritorno ai temi concreti e fondanti dell’umanità e della società moderna con Antoni Muntadas: la globalizzazione, il capitalismo transnazionale, l’interconnessione delle mondo che passa anche dalla attraverso parola. Distribuite nello spazio le opere di Silvano Rubino, artista che usualmente esplora ambiti diversi - dalla fotografia, alla pittura, dalle installazioni ai video - presenta delle opere in vetro, dove alla poesia coniuga una visione concettuale.


Maurizio Pellegrin (Venezia, 1965) è un artista che vive e lavora tra Venezia e New York.
Emerso negli anni Ottanta per le sue grandi installazioni composte da frammenti di oggetti antichi e fotografie, è stato apprezzato a livello inter- nazionale dopo la Biennale di Venezia del 1988, con l’opera The Secret of the 723. È da lì che ha avuto inizio la sua avventura americana. Pellegrin è interessato da sempre al modo in cui gli oggetti trasmettono energia e come la loro memoria resta nel tempo; l’artista vede questi come la testimonianza della vita umana, come manufatti della memoria, come dei resti della vita dopo la morte. Pellegrin attribuisce al suo lavoro un significato basato sulla scienza della Numerologia, o sullo studio dei numeri e della loro influenza sulla vita, in base ai loro valori simbolici e aritmeti- ci. Le sue installazioni trattano il concetto di spazio - sia fisicamente che filosoficamente - diventando universi organizzati per simboli e metafore. La disposizione degli oggetti e dei materiali sviluppa una nuova gerarchia in cui le loro funzioni precedenti vengono drasticamente modificate. Passo dopo passo, la capacità di comunicazione e la potenza interiore dei diversi elementi (spesso avvolti dall’artista per contenere l’energia) stabiliscono un nuovo mondo di relazioni. I colori, che sono sempre pochi, vengono poi scelti per specifiche implicazioni filosofiche ed effetti psicologici.
Le installazioni di Pellegrin sono caratterizzate da una bellezza sottile, da riferimenti personali e storici. L’inserimento nel lavoro della fotografia, in gran parte in bianco e nero, e del video, risale agli anni Novanta e continua a svolgere tuttora un ruolo importante.
Ad oggi Maurizio Pellegrin annovera più di 150 personali e centinaia di mostre collettive in gallerie e musei internazionali. Le sue opere sono pre- senti nelle maggiori collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Vasta è la letteratura che ha come tema centrale il suo lavoro: sono più di 500 i saggi e le recensioni pubblicate su di lui. Inoltre l’artista è autore e soggetto di oltre 30 monografie.