Maurizio Pellegrin

Venezia, 21 luglio 1956



Maurizio Pellegrin è un artista veneziano emerso negli anni Ottanta per le sue grandi installazioni composte da frammenti di oggetti antichi e fotografie. È stato apprezzato a livello internazionale dopo la Biennale di Venezia del 1988, con l’opera The Secret of the 723. Da lì ha inizio la sua avventura americana: nel 1991 lascia Venezia e si stabilisce a New York, dove vive attualmente.

Ha conseguito un master in Storia dell’arte all’università Ca’ Foscari di Venezia, dopo aver

studiato pittura e scultura all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Importantissima è anche la sua carriera accademica nelle varie direzioni di programmi alla New York University, Columbia University, Rhode Island School of Design. Attualmente è direttore esecutivo della New York School of the Arts e dell’HUB Center for the Arts di New York. Maurizio Pellegrin ha tenuto più di 150 mostre personali nelle maggiori gallerie e nei musei del mondo. È autore e soggetto di più di trenta monografie e il suo lavoro è stato pubblicato in più di 500 articoli e saggi.

Pellegrin è interessato da sempre al modo in cui gli oggetti trasmettono energia e come la loro memoria resta nel tempo. Vede questi come la testimonianza della vita umana, come manufatti della memoria, come dei resti della vita dopo la morte. L’artista attribuisce al suo lavoro un significato basato sulla scienza della Numerologia, o sullo studio dei numeri e della loro influenza sulla vita, in base ai loro valori simbolici e aritmetici. Le sue installazioni trattano il concetto di spazio - sia fisicamente che filosoficamente - diventando universi organizzati per simboli e metafore.

La disposizione degli oggetti e dei materiali sviluppa una nuova gerarchia in cui le loro funzioni precedenti vengono drasticamente modificate. Passo dopo passo, la capacità di comunicazione e la potenza interiore dei diversi elementi (spesso avvolti dall'artista per contenere l'energia) stabiliscono un nuovo mondo di relazioni. I colori, che sono sempre pochi, vengono poi scelti per specifiche implicazioni filosofiche ed effetti psicologici.

Le installazioni di Pellegrin sono caratterizzate da una bellezza sottile, da riferimenti personali e storici. L'inserimento della fotografia nel lavoro di Pellegrin, in gran parte in bianco e nero, insieme al video, risale agli anni Novanta e continua a svolgere un ruolo importante anche oggi.