MARIATERESA SARTORI

Venezia, 1961



a cura di Raffaele Gavarro

Inaugurazione 22 settembre ore 12.00

La mostra è visitabile dal 22 settembre al 30 novembre 2013

La Galleria Michela Rizzo è lieta di annunciare la mostra personale di Mariateresa Sartori, curata da Raffaele Gavarro, dal titolo You are the music while the music lasts.
Una mostra complessa e articolata, in cui la Sartori espone installazioni, disegni e video, tutti lavori che trovano legame e continuità nell’essenza ritmica della musica, che costituisce il piano di tutta la ricerca recente dell’artista veneziana.
Il titolo stesso della mostra è una citazione presa dal terzo dei “Quattro Quartetti” di Thomas S. Eliot, pubblicati insieme nel 1943. La composizione dei singoli poemetti, divisa in 5 tempi, segue una ritmica musicale, ispirandosi in particolare agli ultimi quartetti di Beethoven.
Così la mostra segue nei diversi lavori le ispirazioni e i sentimenti musicali, andando dalla Quarta sinfonia di Brahms ai concerti in Sol Maggiore e in Sol Minore di Mozart e Vivaldi, legandovi i movimenti degli sguardi dei disegnatori, quelli dei due protagonisti di “Heimat” e i segni ritmici che formano i disegni che si alternano ai video presenti in mostra.
Dal testo di Raffaele Gavarro, “Dell’arte come conoscenza”:
[...] “Mentre disegna il movimento degli occhi dei suoi allievi che disegnano, Mariateresa Sartori compie il riconoscimento non solo dell’altro come identità, ma anche dell’altro come mondo separato e al tempo stesso compreso nel mondo in cui lei stessa e noi, che a nostra volta guardiamo, stiamo. Le linee descrivono uno stato di operatività, ma anche uno stato d’animo, e nondimeno sono la dimostrazione di un’espressività diversa, autonoma e generata da una visione ulteriore. Quei segni partono da un’empatia e ne producono un’altra in uno sviluppo circolare di espansione in linea di principio infinita. Una condizione che trovate in molti lavori di Mariateresa Sartori, dai video come “Quelli che vanno quelli che restano” del 2009, “Homage to Chopin” del 2011, alle installazioni sonore come “Il suono della lingua” del 2008, in cui il sistema di relazioni non è mai confinato all’interno dell’immagine, del visibile che si offre in visione, ma appunto ci immette in esso con una circolarità includente e che in alcuni casi diventa ipnotica e straniante dalla realtà così com’è offerta dalla stessa rappresentazione. In alcuni casi questa modalità crea un meccanismo narrativo-temporale che è di una perfezione perversa proprio grazie alle anomalie sulle quali è costruito. È il caso del video “In Sol maggiore/in Sol minore” del 2013, dove una relazione non
coincidente tra immagini e suoni crea un’inquietante diacronia tra le stesse immagini, la musica e i sentimenti che entrambe inducono.” [...]

Mariateresa Sartori (Venezia 1961) Vive e lavora a Venezia. Nel 1987 si laurea in Germanistica con una tesi su Freud e la psicologia dell’arte.

Dal 1999 insegna disegno a principianti assoluti seguendo il metodo di Betty Edwards, disegnare con la parte destra del cervello. La sua ricerca muove dall’interesse per l’inclinazione naturale dell’uomo a ricondurre le esperienze individuali soggettivamente vissute a principi generali che le spieghino. La tensione tra soggettivo e oggettivo, tra ciò che connette caso specifico e principio generale sono alla base di una ricerca che mira ad una maggiore comprensione della realtà tramite l’individuazione di costanti e principi che regolano e spiegano i fenomeni dell’esistenza. Da qui l’interesse specifico per le neuro-scienze, la psicologia comportamentale e il linguaggio, sia in quanto sistema organizzato, sia nei suoi aspetti più propriamente emotivi e quindi in relazione alla musica. Punto di partenza e di osservazione è sempre la realtà spesso empiricamente rilevata tramite dispositivi atti a preservare la spontaneità delle azioni e delle reazioni delle persone. Il dato reale viene poi analizzato da angolazioni che variano da lavoro a lavoro, in certi casi con il coinvolgimento di esperti delle discipline che vengono di volta in volta toccate. Quindi musicologi e musicisti oppure linguisti, come nel caso de Il suono della lingua, acquisito dal museo della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, in cui il linguaggio viene privato del significato per poter diventare puro suono, pura melodia e ritmo, mentre invece per il ciclo sui flussi pedonali di Piazza San Marco fondamentale è stata la collaborazione con il fisico teorico Bruno Giorgini e il suo Laboratorio di Fisica della Città, grazie a cui sono nati disegni e video confluiti nella mostra Movimenti e situazioni, insieme ad Antoni Muntadas, alla Galleria Michela Rizzo di Venezia, a cura di Marco Ferraris. Da qualche anno inoltre la musica è entrata prepotentemente nel suo ambito di ricerca, spesso in relazione al linguaggio, come nel caso del video Studio N.10 in Si minore op.25, Omaggio a Chopin, nel quale la lingua si fa musica, o la musica si fa lingua, evidenziando l’aspetto emotivo della comunicazione universalmente condiviso. O come nel caso del video In Sol maggiore/In Sol minore sul potere pervasivo e occulto della musica. Il grande graffito Il Progressivo. La Quarta Sinfonia di Brahms rappresenta invece la traduzione del principio compositivo musicale brahmsiano in codice visivo.