LUCIO POZZI

Milano,1935



Due o Tre Dimensioni Infinite, a cura di Davide Ferri è la mostra collettiva che a partire dal 2 Dicembre 2018 fino al 22 Gennaio 2019 sarà ospitata negli spazi della Galleria Michela Rizzo nell’Isola della Giudecca.Una mostra di dipinti che fa dialogare lavori, appartenenti a periodi diversi, di quattro artisti con storie e percorsi differenti, ma che hanno tutti raggiunto la piena maturità a cavallo tra due decenni densi e complicati: gli anni Sessanta e i Settanta.
Il titolo allude a un’idea di profondità che, di dipinto in dipinto, si presenta come dato mutevole e incerto, e che sembra derivare, in ogni lavoro in mostra, dallo scambio energetico tra il quadro e le sue articolazioni materiali, la superficie bidimensionale ma anche la sua presenza fisica e oggettuale, e una spazialità che eccede questi limiti fisici, dispiegandosi all’interno (ma senza creare una dimensione coerente e organica di rappresentazione) o all’esterno, per propagarsi nell’atmosfera fino a ridefinire l’idea di spazio di pertinenza del quadro.

In Due o Tre Dimensioni Infinite, dunque, differenti nozioni di ritmo, profondità e spazio, che nascono da sintassi apparentemente rigorose ma che non si sottraggono alla possibilità di abbandoni lirici, si attivano a vicenda e si incontrano contaminandosi o collassando l’una nell’altra.

Così i lavori di Ruth Ann Fredenthal, dipinti su lino, sono “falsi monocromi” che, vibrando per via della stratificazione e l’utilizzo di tre quattro colori, chiamano lo spettatore a una lunga frequentazione, a un’osservazione prolungata, per accoglierlo in uno spazio profondo, denso e atmosferico, potenzialmente infinito;
Le opere di Saverio Rampin degli anni Settanta (realizzate dopo differenti stagioni riconducibili all’ Informale e allo Spazialismo) approdano a una grammatica astratta che deriva dall’incanto del reale e da una nozione di “colore - luce”, di composizione come dinamismo di corpi cromatici, “presenze plastiche nello spazio”.
I Level Group Paintings di Lucio Pozzi, presenze “nomadi” all’interno della mostra, germinali di molti aspetti che hanno segnato la pratica dell’artista fin dalle origini (basata sulla libera combinazione di “ingredienti”, cioè concetti spesso in opposizione tra loro) sono coppie di dipinti appesi allo stesso livello, che si attivano per via dei loro dualismi (pennellate verticali e orizzontali, differenze di peso e variazioni di livello tra gli spessori delle superfici);
I dipinti di Riccardo Guarneri articolano la superficie in partiture agili e irregolari, in un ritmo di continui e lievi avanzamenti e arretramenti, basato sulla ripetizione di linee e bande orizzontali o verticali, di forme (falsi quadrati) e colori poeticamente esangui e “discutibili” (per usare un’espressione dell’artista) che si compenetrano reciprocamente e si estinguono in un non finito perpetuo.

Lucio Pozzi è nato a Milano, Italia, nel 1935. Dopo aver vissuto alcuni anni a Roma, iscritto senza completarli agli studi di architettura, è andato negli Stati Uniti nel 1962 invitato dal Harvard International Summer Seminar. Stabilitosi a New York prese la cittadinanza Americana. Ora divide il suo tempo fra Hudson (NY) e Valeggio s/M (VR).

Nel 1978 il Museum of Modern Art di New York, ha presentato i suoi videotapes in una delle prime mostre personali della serie Projects: Video. A volte gli piace scrivere e ha insegnato a Cooper Union, Yale Graduate Sculpture Program, Princeton University, Maryland Institute of Art, School of Visual Arts. Continua l’insegnamento temporaneo come Artista Ospite nelle scuole d’arte europee e americane. La sua arte è stata esposta in Documenta 6 (1977) e nel Padiglione USA della Biennale di Venezia del 1980. Opere sue si trovano in molte collezioni pubbliche e private.

“I Prossimi 475 Anni Della Mia Arte E Della Mia Vita” è sia una conferenza che un’opera d’arte. L’ho tenuta per più di trent’anni, sempre con lo stesso titolo. Malgrado contenga un nucleo fisso di immagini la cambio di continuo a seconda delle circostanze. In questo evento mi muovo di continuo e salto da un’idea all’altra non tanto per spiegare le mie opere ma piuttosto per rintracciare l’evoluzione di una maniera di pensare all’arte.
Descrivo come io abbia rovesciato i canoni dell’arte Concettuale e Analitica della mia generazione in modo che essi diventino punti di partenza invece che punti di arrivo. Da allora vivo la mia arte in tutte le sue possibilità al più ampio raggio. Ho scelto di inseguire l’intensità di ispirazione spostandomi senza tregua da una modalità di fare arte all’altra. Penso che la coerenza di stile e significati non dipenda da formule ma emerga non calcolata nella pratica dell’artista. Fra gli esempi che porto c’è anche un’azione nel mio linguaggio immaginario Pacciamìna.”

Pozzi è un artista segretamente sovversivo. Il primo scandalo avvenne nel 1978 nel tempio del Concettualismo, la galleria di John Weber a New York, quando espose paesaggi in acquerello pochi mesi dopo aver presentato nella stanza grande l’installazione di un immenso muro dipinto che traversava il locale e nella stanza piccola una piccola fotografia ritoccata, connesse dal mero spostamento in ciascuna opera di un piccolo dettaglio, ritagliato e ricollocato sulla stessa. Quando poi, nella prima delle Mostre Provocazione, nel 1980 ancora da Weber, riunì 80 lavori tutti riferiti alla pittura ma uno radicalmente diverso dall’altro in forma e materiale, molti pensarono che Weber e Pozzi fossero diventati matti. Nell’imbarazzo generale, quasi nessuno seppe cosa scriverne. Seguirono grandi esposizioni dello stesso genere in musei e gallerie private: all’Università del Massachusetts in Amherst, a Bielefeld e Karlsruhe, allo Studio Carlo Grossetti di Milano e nel 1984 nella mostra in tre gallerie di New York (Susan Caldwell, Leo Castelli, John Weber). Ancor oggi, ci sono musei e gallerie che organizzano Mostre Provocazione di Pozzi, mentre continuano anche le esposizioni di singole famiglie di lavori. 
Sembra che da quegli anni sono ormai molti gli artisti diversificatori le cui pratiche sono accettate dal mondo dell’arte, ma la insistenza di Pozzi a dipingere sia quadri figurativi che astratti, costruire entità fotografiche e nel contempo produrre azioni e fabbricare installazioni e produrre video pare ricevere interesse soprattutto fra le giovanissime generazioni.
L’insegnamento è per Pozzi un’ulteriore maniera per contestare i dati comunemente accettati e sondare la pratica artistica nel tessuto dell’arte moderna. Invece di gridare slogan sensazionali o fare arte magniloquente, egli pratica una sottile, capillare, individuale, caso per caso, infiltrazione guerrigliera.