LEON FERRARI



11 settembre - 30 novembre 2008

Mi sembra che tutto, assolutamente tutto, sia materia prima per fare arte: dai colori, le tele, l’argilla, fino al tempo, le idee, la spazzatura, i tormenti, la politica, la morte, il marcio, il kitsch e lo sterco.1
León Ferrari
 
León Ferrari è uno che fa, che “cerca materiali estetici e inventa leggi per organizzarli intorno ai significati” 2 riuscendo a incorporare la più immediata realtà come materia di rinnovamento del suo linguaggio. Ferrari è fra quegli artisti che trovano ridicolo e ingenuo, se non inutile, etichettare la sua opera in un genere ristretto. Effettivamente afferma: “… quando qualcuno va ad una mia mostra ha l’impressione di vedere una collettiva, perché prima faccio una serie e dopo la lascio e poi ne faccio un’altra. Per molto tempo ho fatto sculture di acciaio saldato e altre annodate come quelle che sto facendo ora”. 3
Oserei affermare che ci sono due linee di lettura in tutta la sua opera: una sofisticata, dove l’estetica appare al primo posto, e l’altra dove messaggi altamente politicizzati ci sorprendono nel mezzo di un’immagine, entrambe dominate da un ironico e trasgressivo senso dell’umore. Ferrari afferma “Ho fatto e faccio due tipi di opere: alcune non hanno nessuna intenzione etica: quadri, disegni astratti, sculture di acciaio, etc. In altre uso l’estetica per mettere in discussione l’etica della cultura occidentale”. 4
La divisione fra questi due tipi di opere non è così netta. Nel 1963 scrive ai piedi di un elegantissimo intreccio di linee “lettera a un Generale” dando inizio ad una serie di denunce al regime militare sempre più forte e implacabile in Argentina.
Nel 1965 in La civilización Occidental y Cristiana (senza dubbio una delle opere più forti del secolo XX) sovrappone un Cristo di santeria a un bombardiere FH107 gridando la sua condanna contro la guerra del Vietnam. Nel 1968 è una delle figure più attive di Tucumán Arde. 5 Oggi ci parla di ingiustizia e tirannia nei suoi diari, collage, assemblage.
I suoi discorsi si sovrappongono, si intrecciano, si sommano vertiginosamente tanto nella scultura quanto nel disegno, la scrittura, le installazioni, il video. I temi dialogano, si ripetono nella critica ai valori dominanti, al potere sproporzionato o alla violenza regnante, all’erotismo e l’ironia 6, alla celebrazione della donna (come nella sensuale modella di Man Ray ricoperta di poemi d’amore di Borges in braille che si devono accarezzare per leggere, o negli eleganti manichini ricoperti di testi).
 
In questa mostra a Palazzo Palumbo Fossati ci troviamo di fronte a un insieme di opere che creano un percorso sensoriale che colpise lo spettatore, questa volta europeo. L’opera di León Ferrari è una costante sperimentazione sui materiali e i temi. Spetta al visitante scoprire il messaggio che racchiude: come succede con il poliuretano bianco, che coperto di scarafaggi neri ci riceve all’ingresso, con la sfera di fiori, passeri e topi appesa nel cortile e con la serie di musicisti multicolori.
Cominciamo il percorso con le stupende tele ricoperte di scritture. Come i “disegni”, le tele sono realizzate con un tratto calligrafico che, a volte, produce una marea di linee indecifrabili 7 che occupano lo spazio bianco. Torneremo a vedere queste calligrafie espressive, spontanee e astratte, di tratti perfetti e di raffinata bellezza nei disegni/scritture delle ultime sale.
In un momento del percorso ci troviamo circondati dai “chorreados” che hanno reminescenze di scrittura e di scarabocchio, di disegni e di bozze: ” Il chorreado mi piace perché deforma il tratto e inoltre lo puoi regolare, hai il controllo.” 8
Nell’ insieme di eliografie e nei collage troviamo una severa critica alla società. La copia eliografica, sistema di rappresentazione proprio dell’ architettura e della costruzione fino all’apparizione della computazione grafica, qui rielaborata, acquisisce un nuovo significato. Serve per rappresentare l’universo alterato della città: strade, disegno urbano, folle; qui la riproduzione meccanica serve per la critica sociale e culturale, metafora dell’asfissia della creazione in tante situazioni attuali. È “la risata come grido”. 9
I collage, come in Nunca mas 10 o Nosotros no sabìamos, ci mostrano gli orrori del governo militare – con la repressione che gli ha tolto un figlio e lo ha obbligato a emigrare in Brasile – 11, del nazismo, delle guerre o dell’Inquisizione.
Dopo quasi mezzo secolo dalla sua prima mostra in Italia 12 Leòn Ferrari, figlio di un rinomato architetto, pittore e fotografo italiano, realizza una mostra nella stessa Venezia che lo ha premiato con il Leone d’Oro della Biennale 2007. Con questo insieme di opere Leòn Ferrari, considerato da molti uno dei massimi esponenti del concettualismo latino-americano, ci riempie di bellezza, poesia, tensioni, inquietudine, critiche e piacere.
 
Irma Arestizabal
 
 
1 ^ Hector Olea “El poetar dibujante de León Ferrari” in Heterotopias, Museo Nacional Reina Sofía, Madrid, 2000.
 
2 ^ León Ferrari, dichiarazione nel gruppo Tucumán Arde, 1968
 
3 ^ Ibid
 
4 ^ Intervista a Sito Lema, 1998
 
5 ^ Un gruppo di artisti come Noemí Escandell, Graciela Carnevale, Juan Paulo Renzi a Rosario, Graciela Borthwick, Jorge Cohen e Jorge Conti a Santa Fe e Paulo Suárez e León Ferrari a Buenos Aires si coinvolgono con la chiusura delle raffinerie di zucchero a Tucumán per ordine del governo Onganía. Nel 1968 la situazione culmina con un’azione che il gruppo realizza nel mese di novembre nella hall della Confederación General del Trabajo (CGT) di Rosario. Dichiaravano: ”Tucumán Arde nasce dalla posizione dell’artista come individuo dentro il contesto politico e sociale che lo circonda”.
Dopo… arriveranno anni di silenzio.
 
6 ^ Sul tema vedere Andrea Giunta, “Perturbadora Belleza”, in Leon Ferrari, Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires, 2004
 
7 ^ Ferrari realizza i suoi primi disegni o scritture astratte per la International Anthology of the Avant-Garde, Arturo Schwarz, Milano, 1962.
 
8 ^ Dichiarazione dell’artista
 
9 ^ Presentate a Documenta12 le eliografie furono realizzate a San Paolo all’inizio degli anni ’80.
L’artista dichiara: “Ognuno può pensarla come vuole, io penso che queste opere esprimano l’assurdo della società attuale, questo genere di follia quotidiana necessaria perchè tutto sembri normale”.
Sul tema vedere Nestor Garcia Canclini, “El deseo y la caja”, Leon Ferrari, Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires, 2004.
 
10 ^ Serie realizzata per l’edizione in fascicoli del Informe de la Conadep sul Terrorismo di Stato pubblicato nel 1995 dal giornale Pagina 12 e EUDEBA.
 
11 ^ Ferrari vive a San Paolo dal 1976 al 1984.
 
12 ^ Negli anni 50/60 Ferrari vive un periodo a Roma. Fa ceramica che espone nel “Concorso delle Ceramiche” di Faenza (1954). Espone anche nella Galleria Cairola di Milano (1955) nella Galleria del Corso e la Galleria Levi di Milano (1962) e nella internazionale Mail Art Exibition, Palazzo Bruno, Ispica (1981)