Leon ferrari

Buenos Aires, Argentina



León Ferrari (Buenos Aires, 1920-2013) figlio dell’architetto, pittore e fotografo italiano Augusto Cesare Ferrari e di Susana Celia del Pardo, è un primario esponente del movimento Concettuale nello scenario dell’arte contemporanea latino-americana. León ferrari scopre in Italia la sua vocazione artistica; dopo le iniziali intense esperienze scultoree - spesso articolate in filamenti metallici - di modellazione in ceramica, gesso e cemento del periodo 1954-1960, la sua ricerca approfondisce il potenziale espressivo, comunicativo, irriverente, della scrittura semantica e asemantica, calligrafica ed epistolare, della Mail-Art, in particolare nell’arco degli anni Sessanta e Settanta, aprendosi poi a esperienze di strutture installative, di azioni performative, di interazioni sonore tra scultura-pubblico-video. Ricorrenti nella sua opera sono la pratica della mimesi, della ripetizione, del ricorso a codici segnici segreti, a manuali tantrici, a riletture profane della Bibbia. Come esponente di una neo-avanguardia post-surrealista, di una segnaletica alchemica che attinge in modo indiscriminato dai vari movimenti artistici contemporanei - Situazionismo, Fluxus, New Realism, Pop Art- Ferrari non ha mancato di interessare Arturo Schwarz, che lo ha pubblicato con i suoi primi disegni o scritture astratte nell’ International Anthology of the Avant-Garde del 1962, Milano. I suoi accostamenti di elementi extrartistici, perfino escrementizi, sono spesso incongrui, divertenti e irriverenti al tempo stesso, usati in direzione polemica, denigratoria, provocatoria, nei confronti degli abusi del potere laico e cristiano sulle minoranze, sulla donna. L’opera di León Ferrari è stata fortemente influen- zata dal vissuto personale dell’artista, in alcuni aspetti anche molto tragico; Ferrari vive le atrocità della dittatura militare e i paradossi di un paese dove spiritualità e politiche oppressive e scellerate convivono in un clima di accettazione o indifferenza. Dal 1976 al 1991 Ferrari si esilia a San Paolo del Brasile in seguito alla perdita del figlio Ariel durante la repressiva dittatura argentina. L’artista stesso precisa che la sua attività ha un ver- sante di analisi estetica del linguaggio e un versante di militanza e denuncia a difesa dei diritti umani, che culmina quando, nella retrospettiva del 2004 al centro culturale Recoleta di Buenos Aires, espone la grande scultura dipinta a olio, del 1965, intitolata La civiltà occidentale e cristiana in cui un Gesù Cristo è crocifisso su un cacciabombardiere FH107 nordamericano, di quelli impiegati nella guerra in Vietnam: durissima la condanna di blasfemia nei confronti dell’artista dell’allora cardinal Bergoglio, arcivescovo della capitale argentina. Il lavoro di Ferrari è spesso stato definito irriverente e provocatorio, attirando l’attenzione e sollevando sdegno e polemiche; pensiamo anche all’erotismo a volte quasi blasfemo inserito in contesti strettamente religiosi. Il Quadro escrito del 1964, La Civilisación occidental y cristiana del 1965 e Nosotros no sabiamos del 1976, segnano momenti chiave della sua vita d’artista e di uomo libero. Dal 1976 fino al 1991 però, l’irriverenza di Ferrari si fa pagare, costringendolo a lasciare il proprio paese per ben 15 anni. Dopo una pausa dall’arte durata dalla fine degli anni 60 in poi, riprende a creare manifesti che non solo coinvolgono la patria Argentina, ma ormai fanno eco in tutto il mondo. L’attitudine sciamanica di León Ferrari conferisce carisma a una figura d’artista che sa utilizzare l’estetica per mettere anche in questione l’etica della cultura occidentale.Il suo lavoro, nell’eterogenia di mezzi, è una risposta urgente e necessaria all’indifferenza e alla negazione; un urlo di protesta che si solleva coraggiosamente, spesso con un certo humor, anche verso ciò che viene ritenuto intoccabile. Una serie di importanti mostre personali sono in programmazione nel prossimo futuro: al Bellas Artes Museum a Buenos Aires, al Museo Reίna Sofìa di Madrid, al Van Abbemuseum di Eindhoven e al Musée National d’Art Moderne Centre Pompidou di Parigi.

La Galleria Michela Rizzo collabora con León Ferrari ( e in seguito alla sua scomparsa nel 2013 con l’Estate) dal 2008, anno in cui organizza una sua mostra personale a Palazzo Palumbo Fossati, a cura di Irma Arestizabal.

https://leonferrari.com.ar/