FABIO MAURI

Roma, 1926



La Galleria Michela Rizzo per la prima volta in assoluto mette a confronto due artisti di importanza fondamentale del secondo Novecento/ primi anni del XXI secolo.La galleria veneziana infatti dopo aver lavorato, in più riprese, con entrambi gli artisti in passato e partendo da un’idea della curatrice Laura Cherubini, presenterà in concomitanza con la 58. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia, la mostra MAURI | MUNTADASdal 9 maggio al 31 agosto 2019, presso glispazi dell’ex-birrificio alla Giudecca.Pur nella diversità dell’approccio, il punto d’unione tra i due eclettici artisti è la peculiarità di indagare e analizzare le grandi questioni che riguardano il panorama sociale contemporaneo. Diverse le tematiche presentate in mostra, ma le parole chiave individuate, sono Potere e Manipolazione,che per Fabio Mauri è rappresentato dai regimi totalitari fascisti e nazisti mentre per Antoni Muntadas è individuabile nei meccanismi di propaganda e censura riscontrate nella società contemporanea.Tutti i lavori di Mauri e Muntadas si possono infatti considerare intrinsecamente politici.In particolare il territorio di ricerca di Fabio Mauri è la Storia che sempre si scontra e si incrocia con la sorte del singolo individuo, il quale immancabilmente sovrappone al destino comune e condiviso la coscienza, risultato della propria singolare esperienza. Un grande Schermo del 1970 aprirà la mostra: un monocromo che rappresenta il cinema e la televisione, schermo vuoto, disponibile ad accogliere ogni proiezione, 
emanazione di personali mondi interiori. Commenta lo stesso Mauri: “Perché nella mia mente lo schermo era come diventato un testimone della storia, una sorta di specchio opaco, ma capace di ritenere le proiezioni del mondo e contenerle...”.La situazione urbana (e i fenomeni contemporanei che vi avvengono ) è il campo d’azione, vasto e articolato cheAntoni Muntadas si è scelto. Nei suoi interventi pur utilizzando diversi linguaggi, l’artista mantiene sempre costanti la critica, l’analisi ai sistemi di rappresentazione e informazione. Muntadas analizza le forme di potere, dedicando particolare attenzione alle forme occulte o poco evidenti con le quali il potere spesso si manifesta eagisce.
Più che attraverso la realizzazione di opere fatte e finite, lavora proponendoal pubblico artefatti che richiedono il contributo attivo dello spettatore. Emblematico il grande banner, Attenzione: La Percezione Richiede Impegno, che la Galleria Michela Rizzo riporta dopo diversi anni a Venezia, e che fu statement del Padiglione Spagnolo nel 2005.La mostra include una serie di lavori iconoci, ma anche opere inedite di Fabio Mauri e lavori storici di Antoni Muntadas mai esposti in Italia. Il lavoro dei due artisti è tuttora insuperato, inesauribile fonte diriflessione per l’osservatore – disposto ad impegnarsi – e di ispirazione per gliartisti, attratti dalla capacità di condensare soluzioni formalmente semplici ad una densa carica semantica e progettuale.

Nato a Roma nel 1926, morto nel 2009.

Le basi del lavoro dell’artista sono già tutte nell’esperienza dei suoi primi diciotto anni di vita: la guerra, la conversione, la follia, il dramma degli amici ebrei mai più tornati, la scoperta del fascismo reale. A partire dal 1956 l’artista opera nelle fila dell’avanguardia italiana. Pittura, mostre, conferenze, performance o teatro si costituiscono in Mauri come atti di un unico “luogo” espressivo. Un’idea unitaria della forma che coincide con una “cultura” e un giudizio sul proprio tempo, ineliminabile per la visibilità stessa dell’universo.
Nel 1968 con Balestrini, Sanguineti, Eco, Porta, Barilli, Filippini, Arbasino, Colombo, Manganelli, Giuliani, Costa, Celli, Guglielmi, Pagliarani, fonda la rivista “Quindici”. Negli anni ’70 l’opera di Mauri si incentra sull’ideologia come soggetto/oggetto degli atti espressivi. Un’analisi critico-ideologica dei linguaggi: nasce il testo della performance Che cosa è il fascismo (1971, Krachmalnicoff), seguito dai libri d’artista Linguaggio è guerra (1975, Marani Editore), eManipolazione di cultura (1976, La Nuova Foglio). Nello stesso anno fonda la rivista d’arte e critica “La Città di Riga” insieme a Boatto, Calvesi, Kounellis, Silva. Nel 1973, condividendo l’ispirazione degli Uffici per la Immaginazione Preventiva, apre a Rio de Janeiro una “settima sezione”, e negli anni seguenti partecipa a molte iniziative promosse dagli Uffici. Dal 1979 insegna “Estetica della sperimentazione” all’Accademia di Belle Arti de l’Aquila, e scrive articoli e saggi su varie riviste d’arte. Nel 1984 pubblica il volume Cosa è, se è, l’ideologia nell’arte, (Il Bagatto, Università di Roma “La Sapienza”), prima raccolta di testi dell’artista, editi e inediti, sulle opere degli anni Settanta, Seguito da Storia di un manifesto mancato, pubblicato in Arte in Italia 1960-1985 (1988, Politi). Nel 1994 un’ampia raccolta dei suoi testi e conferenze è presente in Fabio Mauri: Opere e Azioni 1954-1994, (Mondadori/Carte Segrete), libro-catologo pubblicato in occasione della restrospettiva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.