DAVID RICKARD

Nuova Zelanda, 1975



"Vuoto a perdere: rigiro la bottiglia fra le mani, avrà pure un qualche significato!"

Fausto Melotti, in Linee

Il corpo del vuoto

Una contraddizione in termini. Il vuoto non è un concetto astratto, qualcosa di impalpabile che appartiene all’immaginazione prodotta dalle nostre cellule grigie; esso impegna fin da subito le nostre esistenze, dal momento in cui il primo vagito dal limbo del nulla ci fa precipitare nel divenire, a quello in cui dovremo rendere l’ultimo respiro. Il vuoto è Tempo, prima di tutto. Non il Cronos saturnino dei nostri orologi, che ne registrano l’inesorabile procedere come una conseguenza del moto eterno delle stelle, in un firmamento che col Mito ha occupato la fantasia dei nostri progenitori. Non quella “corrente che trascina via ogni cosa e subito la sostituisce”, il Potamos di Marco Aurelio. Il Tempo vuoto è qualcosa di più concreto e insieme più forte del ticchettio dei nostri orologi. Esso ha sempre un esito e procede a scatti imprevisti e definitivi: un fermo macchina, uno stop. Eraclito sosteneva che non si attraversa mai lo stesso fiume.
Il Vuoto è cosa, oggetto tangibile, corpo concreto. Non quello che la cultura dei nostri padri definiva con la formula “Valori plastici”, separandolo dal Tempo, ma Spazio a quattro dimensioni: altezza, lunghezza, larghezza e tempo, spazio percorribile, vivibile, esattamente come viviamo ciascuno il nostro altro, la persona che amiamo, che generiamo, che curiamo: nel tempo.
Difficile interessarsi al Vuoto in arte senza che il pensiero non cada subito su Fabio Mauri:“La Storia è un incubo da cui sto tentando di svegliarmi”(James Joyce) potrebbe essere l’emblema araldico di quest’artista: gli apparati rivestono sempre il loro potere di un’estetica raffinatissima, di tecnologie all’avanguardia ed esclusive: l’epoca scorre davanti ai nostri occhi con i feticci delle peggiori atrocità, gli oggetti le fissano per l’eternità, l’estetica è ancora potere, la stessa nostalgia è oppressione: il sogno di una potenza egemone che ha attraversato un secolo è nudo. Svanito quell’incubo se ne è sostituito un secondo: il piffero delle immagini che oggi attraversano l’etere in lungo e in largo ha decretato la fine del corpo: The end. E’ un vuoto che ci riguarda tutti.
In un celebre convegno a Roma alla Scuola della Garbatella, in cui il mondo dell’arte italiana incontrava il nuovo “sciamano”, un Beuys convinto che l’azione politica fosse ancora possibile, Mauri, con una domanda cruciale che cassava ogni illusione, gli ha opposto una linea: l’azione vera, risolutiva, effettuale, senza alcuna compromissione politica è attraverso il linguaggio: privare gli oggetti del loro valore estetico, svuotarli di ogni estetismo con diabolica attenzione è ancora linguaggio, precisione di linguaggio.
In questo senso, tra gli artisti della Galleria Michela Rizzo di Venezia abbiamo creduto opportuno scegliere coloro che a nostro avviso hanno lavorato da sempre sul vuoto, da angolazioni di ricerca diversi ma con la stessa precisione di linguaggio visivo.
Concludo le motivazioni che mi hanno spinto a proporre questa mostra alla Galleria Michela Rizzo ricordando che la proposta non può esaurirsi in una sequenza di immagini digitali ma, quando le circostanze lo permetteranno, aspira al corpo, allo spazio reale. In un momento come questo, in cui il pensiero debole ha fatto il Pieno (in senso figurato, ma anche oggettivo), c’è ancora molto lavoro
da fare. “La cattedrale dell’arte è costruita con le pietre delle eresie artistiche”(V. Sklowski): portiamo la nostra, e ci aspettiamo che altri, soprattutto giovani, ci aiutino a issarla. Siamo aperti.

FDL

ITA

David Rickard (Nuova Zelanda, 1975) è un artista Neozelandese che vive a Londra. I suoi precedenti studi in architettura hanno avuto un forte impatto sulla sua pratica artistica, includendo nei lavori lo studio e l’interesse per i materiali e la dimensione spaziale. Attraverso la ricerca e la sperimentazione, il lavoro di David Rickard cerca di capire qual’è l’attuale percezione del mondo fisico e quando essa sia lontana da ciò che chiamiamo realtà.

Le sue mostre più recenti sono: Echoes from the Sound Barrier, Ashburton Art Gallery, NZ (2019-20), ₡URR€₦₡¥, NOME, Berlino (2019), Futuruins, Palazzo Fortuny, Venezia, in collaborazione con Museo di Stato Hermitage, San Pietroburgo(2018); AND A 123, Castlefield Gallery, Manchester, UK (2017); Het Zalig Nietsdoen, Kranenburgh Museum, Bergen, Paesi Bassi, (2017); Not Really Really, The Frederic de Goldschmidt Collection, Bruxelles, Belgio (2016); O, CØPPERFIELD, London (2016); A Bag of Atoms, Balzer Projects, Basilea (2016); Open Forest, The Jerwood Space, London, UK (2016); Flags, Serra di Giardini, Venezia (2015); Alchemy, State of Change, NEST, The Hague (2014); All Vertical Lines Intersect, Galleria Michela Rizzo, Venezua (2013); Intersections, Weizmann Institute, Tel Aviv (2012); Round the Clock, 54th Biennale di Venezia (2011); Beyond Ourselves, The Royal Society of Science, Londra (2011).

Il lavoro di David Rickard è stato pubblicato in articoli ed interviste all'interno del New York Times, The Times, The Independent, Frame, Kunstbeeld, Drome and Flash Art among others.

 

ENG

David Rickard, (1975) is a New Zealand artist based in London, UK. His original studies in architecture have had a lasting impact on his art practice, embedding queries of material and spatial perception deep into his work. Through research and experimentation his works il understand how we arrived at our current perception of the physical world and how far our perception is from what we call reality.

Recent exhibitions include; Echoes from the Sound Barrier, Ashburton Art Gallery, NZ (2019-20), ₡URR€₦₡¥, NOME, Berlin (2019), Futuruins, Palazzo Fortuny Venice, in collaboration with Hermitage State Museum, St Petersburg (2018); AND A 123, Castlefield Gallery, Manchester, UK (2017); Het Zalig Nietsdoen, Kranenburgh Museum, Bergen, Netherlands (2017); Not Really Really, The Frederic de Goldschmidt Collection, Brussels, Belgium (2016); O, CØPPERFIELD, London (2016); A Bag of Atoms, Balzer Projects, Basel (2016); Open Forest, The Jerwood Space, London, UK (2016); Flags, Serra di Giardini, Venice (2015); Alchemy, State of Change, NEST, The Hague (2014); All Vertical Lines Intersect, Galleria Michela Rizzo, Venice (2013); Intersections, Weizmann Institute, Tel Aviv (2012); Round the Clock, 54th Venice Biennale, Venice (2011); Beyond Ourselves, The Royal Society of Science, London (2011).

Rickard’s work has been published in articles and interviews within The New York Times, The Times, The Independent, Frame, Kunstbeeld, Drome and Flash Art among others.

Curriculum Vitae