BRIAN ENO

Woodbridge, 1948



Brian Eno (Woodbridge GB, 1948) è sicuramente una tra le voci più influenti nel mondo dell'arte e della musica contemporanea fin dai primi anni Settanta. Dopo quasi quarant’anni dall’ultimo solo show a Venezia, ritorna dal 22 settembre alla Galleria Michela Rizzo. 

La mostra presenterà una sala dedicata ai Lightboxes, ognuno dei quali sfocerà in una infinita combinazione di seducenti "colori" auto-generati usando una serie di luci a LED intrecciate, il tutto accompagnato da una composizione musicale incisa appositamente per la mostra. Estendendo i confini temporali grazie ad un'opera che solo apparentemente non ha né inizio né fine, né finalità, Eno "incoraggia le persone a rimanere in un posto per un po’ ". "Se un dipinto è appeso a un muro, non ci sembra che ci manchi qualcosa senza prestarci attenzione. Tuttavia, con musica e video, abbiamo ancora l'aspettativa di una sorta di dramma. La mia musica e i miei video cambiano, ma cambiano lentamente. E cambiano in modo tale che non ha importanza se ne perdi una parte”. 

La Galleria Michela Rizzo esporrà inoltre una serie di Lenticulars, opere che danno all’immagine stampata l'illusione di profondità e dell'animazione, grazie a un movimento di quello che altrimenti sarebbe una forma statica astratta, rafforzando il lavoro di Eno "che si può guardare allontanarsi ed avvicinandosi come si farebbe con un dipinto: questo sta fermo e tu ti muovi". Questa convergenza di media diversi è la chiave del lavoro di Eno, "pittura e musica sono sempre state intrecciate tra loro. Ho iniziato a giocare con la luce come mezzo all'incirca nello stesso periodo in cui ho iniziato a suonare quando ero adolescente. Quando ripenso a quello che ho fatto negli anni successivi, mi sembra di aver cercato di rallentare la musica e dare movimento ai dipinti, in modo che le due discipline si incontrassero e si fondessero nel mezzo".

La Galleria presenterà anche una versione a quattro schermi del lavoro fondamentale di Eno 77 Million Paintings. Una combinazione di arte digitale coordinata da un software che crea immagini casualmente. Il titolo deriva dal numero di combinazioni possibili generati dal software.  Nella stessa mostra ci saranno una serie di sette Etchings a colori. Queste serigrafie, composte da immagini singole e statiche si collocheranno in contrasto con i Lenticulars e i Lightboxes. Nessun suono, nessun movimento: solo colore silenzioso.

Il quadrato, e ovviamente la sua iterazione diagonale, il diamante è una forma geometrica che ha intrigato nel corso della storia artisti, tra cui Eno che ha sempre cercato di coniugare il dinamismo della musica con l'energia e l'atemporalità della pittura. In dialogo con l'opera di Eno, Galleria Michela Rizzo esporrà Blue Depth, 1961 di Josef Albers Maestro del Bauhaus e grande innovatore del rapporto tra luce e colore, e l’ opera Angolare ambiguo di Riccardo Guarneri  esposta al 57. Biennale di Venezia del 2017.

Brian Eno è un musicista inglese, compositore, produttore discografico e artista visivo noto come uno dei principali innovatori della musica ambient e della pittura generativa. Come artista visuale, espone dalla fine degli anni Settanta, esponendo il suo lavoro da Tokyo a Città del Capo, da Rio de Janeiro a New York, da Londra a Madrid ed ora a Venezia. Il suo lavoro è dedicato quasi esclusivamente alle possibilità offerte dal medium della luce. Nel 2009, Eno ha ricevuto il rarissimo invito ad esibirsi sulle vele iconiche della Sydney Opera House in Australia. L'installazione consisteva nel software di Eno 77 Million Paintings, un pezzo che crea una velocità, anche se quasi impercettibile, di una pittura leggera.

Eno’s lenticulars use a medium by which lenses give his printed image the illusion of depth, and the sense of animation, giving movement to what would otherwise be a static abstract shape, re-enforcing Eno’s notion of a work “which one can look at and walk away from as one would a painting: it sits still and you move.”
This convergence of different media is key to Eno’s work, “I’ve been trying to slow music down so it became more like painting, and to animate paintings so that they became more like music...in the hope that the two activities would meet and fuse in the middle.” His lightboxes, the first of which he made at Ipswich School of Art in 1966, from which the lenticular images are taken, seamlessly phase through an infinite combination of seductive self-generated ‘colourscapes’ using a series of interwoven LED lights, each accompanied by a unique musical composition.
By extending temporal boundaries with a work that seemingly has no beginning or end, no finality, Eno “encourages people to stay in one place for a while”. “If a painting is hanging on a wall we don’t feel that we’re missing something by not paying attention to it. Yet with music and video, we still have the expectation of some kind of drama. My music and videos do change, but they change slowly. And they change in such a way that it doesn’t matter if you miss a bit”.