ANTONIO ROVALDI

Parma, 1975



ANTONIO ROVALDI 

So many things in the air! è la seconda mostra personale di Antonio Rovaldi presso la Galleria Michela Rizzo.
La mostra è concepita come un percorso a tappe che segue la gestazione dell’ultimo libro di Rovaldi dedicato ai margini di NYC, lungo le linee di un volto di una città meno conosciuta, più selvatica e nascosta, come suggerisce il titolo stesso del libro: The Sound of the Woodpecker Bill: New York City.
Il titolo della mostra è preso in prestito dal primo verso della poesia Three Airs del poeta e critico d’arte americano Frank O’ Hara, dalla raccolta Lunch Poems (1953-1964) dedicata alla città di New York, al camminare come pratica associativa, ai suoi ritmi e ai colori della città. Questo primo verso si traduce in un neon azzurro su una parete della galleria, una conversazione fulminea - come un’improvvisa visione durante una camminata - con l’autore della poesia: “Yes Frank, so many things in the air!”. Il neon illumina la stanza dove, da due casse stereo, una voce ripete le soste di una lunga camminata intorno ai margini di New York declamando nomi di luoghi, strade, ore del giorno, alternandosi e sovrapponendosi a campi sonori registrati tra il 2016 e il 2018 dallo stesso Rovaldi.

Five Walk. NYC è anche il frutto della collaborazione tra Antonio Rovaldi e il Sound Designer Tommaso Zerbini. L’installazione è composta da cinque capitoli - quanti sono i boroughs della città - ed è un flusso costante di voci e geografie sonore. Come un alterego dell’artista, una voce accompagna all’ascolto lungo una linea sonora circolare, passando da ambienti urbani rumorosi a ritrova spazio per articolare il racconto di un viaggio che si sviluppa attraverso pause e ripensamenti.

L’ultimo piano è occupato dall’installazione video The Rest of The Images. Il video, frutto della collaborazione tra Rovaldi e la regista Federica Ravera, è al tempo stesso documentazione della pratica artistica dell’artista all’interno del suo luogo di lavoro e relazione stretta tra il camminare, la fotografia (i suoi processi e supporti) e il montaggio delle immagini in una sequenza. Non per ultimo, la relazione tra colui che filma e colui che è filmato. Le fotografie che le mani dell’artista muovono sul pavimento del suo studio ridisegnano geografie e le traiettorie di palle che schizzano nello spazio, veloci e casuali, suggeriscono nuove possibili direzioni, mentre il volto di una città si allontana e il suo suono si abbassa.

Ancora una volta Rovaldi torna a riflettere sulla relazione tra immagine e movimento fisico del corpo che cammina, sul ricordo di un’esperienza geografica avvenuta tempo addietro e l’esigenza di ripensarne le distanze, nella convinzione che i luoghi sono sistemi elastici complessi e non contenibili in un’unica immagine.

ITA

Antonio Rovaldi (Parma, 1975) è un artista che vive tra Milano e New York.

Ha studiato arte e fotografia a Milano con Hideyoshi Nagasawa e Mario Cresci.

La sua ricerca si muove intorno a tematiche relative il paesaggio e la percezione dei luoghi attraverso la distanza. La sua pratica è basata sul camminare e sul percorrere lunghe distanze in bicicletta e l’indagine dei luoghi che attraversa ha spesso una relazione con la letteratura. L’utilizzo della scrittura in relazione all’immagine è una costante della sua ricerca.

Lavora principalmente con la fotografia, il video, la scultura e il disegno.

Nel 2009 è stato Artist in Residence agli Iscp di Brooklyn e nel 2006 vincitore del Premio New York alla Columbia University.

Vincitore del Premio Ottella for GAM 2017, tra le sue mostre personali ricordiamo: Museo MAN a Nuoro (Mi è scesa una nuvola, 2015), Monito Roma (Orizzonte in Italia, 2013), The Goma in Madrid (Domani pensami in battaglia, 2013), Hirshhorn Museum in Washington DC (The Opening Day, 2012).

Tra le sue recenti collettive: Fondazione Prada (Give Me Yesterday, 2016), Fotografia Europea a Reggio Emilia (La Via Emilia. Strade, viaggi, confini / Nuove esplorazioni, 2016).

Nel 2015 ha pubblicato il libro Orizzonte in Italia con Humboldt Books e MAN (2015), frutto del suo lungo viaggio intorno alla penisola italiana e alla Sardegna per fotografare la linea dell’orizzonte. Sempre nel 2015 ha pubblicato: Detour in Detroit con Francesca Berardi edito da Humboldt Books (2015), che racconta la storia di una delle più affascinanti città del ventunesimo secolo attraverso una serie di incontri di persone che hanno costruito il presente della città e che ne immaginano il futuro.

Ha pubblicato per Les Ceris un libro per l’infanzia ispirato a New York dal titolo New York City Babe, dedica alla città e alla fotografia al tempo stesso.

In questo periodo è impegnato in un complesso progetto che lo vede camminare intorno ai cinque boroughs di New York per raccontare, attraverso la relazione tra immagine e scrittura, i margini della città.

Parallelamente prepara un nuovo viaggio in bicicletta attraverso l’Irlanda dedicato ad un solo colore: il verde.

 

ENG

Antonio Rovaldi (Parma, 1975).

He studied art and photography in Milan with Hideyoshi Nagasawa and Mario Cresci.
His research revolves around themes concerning landscape and the perception of places over distance. His artistic practice is based on walking and traveling long distances by bike, and the study of the places he crosses often has a relationship with literature. The use of writing in relation to imagery is a constant element of his research. He mainly works with photography, video, sculpture and drawing.

In 2006 he won the Premio New York at Columbia University and in 2009 he was Artist in Residence at the ISCP in Brooklyn. His solo shows include that at Michela Rizzo Gallery in Venice (Dear Michael, from Edgecombe to Qumalai / with Michael Hoepfner) at the Museo MAN in Nuoro (Mi è scesa una nuvola, 2015); Monitor, Rome (Orizzonte in Italia, 2013); The Goma in Madrid (Domani pensami in battaglia, 2013), and Hirshhorn Museum in Washington DC (The Opening Day, 2012).
Among his recent group shows: Fondazione Prada (Give Me Yesterday, 2016), Fotografia Europea in Reggio Emilia (La Via Emilia. Strade, viaggi, confini / Nuove esplorazioni, 2016).

In 2015 he published the book Orizzonte in Italia with Humboldt Books and MAN (2015), the outcome of his long journey along the coast of the Italian peninsula and Sardinia in order to photograph the horizon.
Again in 2015 his Detour in Detroit with Francesca Berardi was published by Humboldt Books (2015), telling the story of one of the 21st century’s most fascinating cities through a series of encounters with a variety of people who are building its present and imagining its future.
Les Cerises published a children’s book of his, inspired by New York and entitled New York City Babe, dedicated to the city and to photography at the same time.

At the moment he is working on a complex project which sees him walking around the five boroughs of New York to recount the edges of the city through its relationship with imagery and writing. At the same time, he is preparing a new bicycle trip across Ireland dedicated to a single color: green.

Curriculum Vitae