Entrando nei giardini dello Spazio Thetis
si ha subito l'impressione di essere in un luogo che potrebbe raccontare
molte storie, dove - in una atmosfera di mistero e di incanto - si
scopre inaspettata la presenza di un bunker storico seminascosto
dalla vegetazione. L'artista Francesca Sganzerla riflette sulla forma
della sua architettura e ci restituisce un luogo per l'esperienza
interiore.
L'antica struttura della "casamatta" (una casa rinforzata atta a
difendere un impianto industriale strategico) rispetta il tipico cilindro interrato
per la metà della sua altezza e sormontato da una cupola a punta, volutamente
lasciato inalterato. La meraviglia si svela attraversando l'angusto corridoio
d'entrata, scendendo i gradini, dentro il piccolo edificio dalla pianta circolare
che ora sembra un luogo di meditazione, o di preghiera, a suggerire un diverso
ordine della storia. Dall'ingresso dipinto di bianco, che cerca e riflette
il chiarore atmosferico, si accede ad un ambiente rischiarato dalla luce della
cupola lavorata in foglia d'oro. Mentre le pareti, assecondando un movimento
centrifugo, sono state trattate con strati di acrilico - bianco, giallo ocra,
rosa e grigio verde per sporcare - e graffiate in maniera minima, aggiungendo
e mettendo in rilievo le imperfezioni e i segni che già esistevano nel
muro.
Un candeliere in ferro battuto - proveniente dalla chiesa di S. Polo
e donato per intercessione della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
- è l'unico
oggetto che richiama la presenza umana, con un tacito invito all'offerta e
alla partecipazione. Esteticamente questo è un elemento forte, poiché assorbe
la luce, e impedisce la vertigine dello sguardo ribadendo il ritmo verticale
delle strette feritoie che dialogano con l'esterno. Fuori, sul muro, è incisa
una data che si legge solamente in certe ore del giorno, quando la luce batte
di taglio: luglio 44.
In una ricerca condotta dall'architetto, urbanista e filosofo Paul Virilio
sulle costruzioni rinforzate erette durante la II guerra mondiale (Bunker Archéologie,
1975), già si poneva l'accento sul loro potere di suggestionare come
moderni monoliti, "piccoli templi senza religione". E' in questo
senso che Francesca Sganzerla agisce sulla percezione dello spazio e si concentra
su di una dimensione spirituale universale. La solida architettura esterna
in cemento protegge un interno sobrio ma prezioso, che mantiene i segni della
sua storia come se fosse stato da sempre un luogo di raccoglimento.
Francesca Colasante, 2007
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