Giovane artista romano dall’impronta fortemente
concettuale, Capitano si esprime creando meta-oggetti di marmo, canapa,
polistirolo o legno che si impongono su registri differenti, godendo
di una forte sensualità o apparente freddezza.
Il profilo
di una sedia si pone in bilico tra scultura ed installazione in un
circuito di circolazione alternata di laico e spirituale, di letterale
e simbolico. I disegni rivelano una mano originale e sapiente, con
una simmetria ed una pur continua sproporzione che si impone per
denotare spazialità e temporalità come luoghi assoluti
dell’arte.
Le forme di Capitano, nella naturalezza della deformazione, passano
dal somigliante al dissomigliante, si fanno metafora della sua ironia
e spazio di libertà assoluta del suo pensiero.
Ogni lavoro si affida ad un contenuto che non è rigido
e determinato, ma polivalente come il differente condizionamento
che possiede ogni singolo spettatore.
Pensiero, volontà, sentimento
ed emozione in Capitano non si oppongono alla negatività del
mondo né pretendono di riportare l’ordine nelle cose.
Semplicemente esistono per risolvere la volontà interiore
dell’artista, spesso si circoscrivono nell’area della
tautologia, a volte nascono senza l’esigenza di sperimentare
nuove tecniche, ma per analizzare gli strumenti adoperati.
Nei simboli e negli indici Capitano non segue fino in fondo alcuna
regola linguistica. La sensibilità con la quale l’artista
sperimenta le possibili coniugazioni della materia lo pone di diritto
nel panorama dei giovani talenti italiani contemporanei.
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