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Matteo Fato

(SOMERSAULT)

A cura di / curated by Alfredo Cramerotti

Assunto / Hypothesis

23.07 – 09.09.2017

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In passato i nostri artefatti concepiti tecnologicamente strutturavano modelli di vita. Ora siamo in transizione da una cultura basata sull’oggetto a una cultura orientata ai sistemi. Qui il cambiamento emana non dalle cose, ma dal modo in cui vengono fatte le cose.

(Jack Burnham, System Esthetics, 1968)

Burnham, critico e curatore d’arte, ha scritto questo passaggio in un saggio sulla rivista Artforum nel 1968; certamente i processi di cambiamento richiedono tempo. Nel caso della cultura visiva e dell’ambiente fisico che la supporta, il sistema è sia lo spazio (della creazione) che il materiale (dell’opera); riguarda allo stesso tempo il metodo e la forma.

Un “sistema visivo” si trova al bivio tra immagine, pensiero, parola e tempo; esemplifica la mutabilità (e complessità) della vita. Un mezzo visivo, quindi, porta con sé non solo il messaggio, ma anche lo stato psichico che ci permette di comprendere quel messaggio: “Una struttura mentale, un modo di pensare e di sentire che si esprime in tutto quello che diciamo, scriviamo, costruiamo e sviluppiamo – dall’architettura e la pubblicità ai film e le arti.”

La presunta coerenza della pratica visiva viene costantemente messa in discussione dalla combinazione con altri sistemi di rappresentazione, comunicazione o rappresentazione visiva (testo, pittura, impressione, disegno grafico, fotografia, proiezione luminosa, costruzione di oggetto e commento orale). È un ambiente costituito dalla formazione di relazioni tra segno e segnale, persone e oggetti. Le nostre azioni visive estraggono significato su cui costruire nuove relazioni e effetti, sia autonomamente che attraverso impostazioni consce. Secondo Burnham, “laddove l’oggetto ha quasi sempre una forma fissa e dei confini, la consistenza di un sistema può essere alterata nel tempo e nello spazio, il suo comportamento determinato sia dalle condizioni esterne che dai meccanismi di controllo.”

Viviamo ora secondo un sistema di montaggio visivo; siamo diventati un “sistema” più ampio e complesso, in cui gli utenti doppiano come creatori.

Sui sistemi, Alfredo Cramerotti

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In the past our technologically conceived artifacts structured living patterns. We are now in transition from an object-oriented to a systems-oriented culture. Here change emanates, not from things, but from the way things are done.

(Jack Burnham, System Esthetics, 1968)

Burnham, an art critic and curator, wrote the passage above for an essay in Artforum magazine back in 1968; processes of change take time indeed. In the case of visual culture, and the physical environment underpinning it, the system is both the space (for work) and the material (of the work); concerning with method and form together.

A “visual system” sits at the crossroad between image, thought, word and time; it exemplifies the mutability (and complexity) of life. A visual medium then brings about not only the message, but the psychic state that enable us to understand that message: “A mental structure, a way of thinking and feeling that expresses itself in everything we say, write, build and develop, from architecture and advertising to film and fine art.”

The presumed coherence of visual practice is constantly called into question by coupling with other system of visual fabrication, communication or representation (text, painting, impression, graphic design, photography, light projection, object construction and oral commentary). It is an environment made of relation-building amongst sign and signal, people and objects. Our visual actions extract meaning upon which build further relations and effects, either autonomously or through conscious arrangements. In Burnham’s words, “Where the object almost always has a fixed shape and boundaries, the consistency of a system may be altered in time and space, its behavior determined both by external conditions and its mechanisms of control.”

We live now according to a system of visual editing; we became a wider, complex “system” in which users double as creators.

On systems, Alfredo Cramerotti

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